«Allah è grande»: poi ferisce poliziotte a colpi di machete

Ancora il Belgio: l'attacco vicino a un commissariato, una è stata colpita al viso. L'uomo ucciso da un agente

Francesco De Remigis

Di nuovo il Belgio nel mirino. Stavolta un commissariato. A Boulevard Pierre Mayence, in pieno centro di Charleroi, un uomo ieri si è presentato al «checkpoint» d'ingresso alle 15.58. Alla richiesta di essere controllato ha estratto un machete dallo zaino e al grido di «Allah Akbar», Allah è grande, ha aggredito due poliziotte. Si è avvicinato a piedi alla stazione di polizia, una delle più importanti della città della Vallonia a circa 200 chilometri da Bruxelles; già nota per essere stata usata come base logistica da alcuni jihadisti coinvolti negli attacchi di Parigi del 13 novembre scorso e quelli di marzo della capitale belga. L'attacco ha causato lesioni profonde al volto a una delle due poliziotte colpite, operata d'urgenza. La seconda è stata ferita in modo lieve ed entrambi sono fuori pericolo, seppure in ospedale.

Dopo l'attacco, un terzo poliziotto ha sparato all'aggressore «alla gamba e al torace», che è morto durante il ricovero in ospedale. L'area è stata immediatamente isolata, facendo ripiombare per oltre due ore il Belgio nel terrore. La polizia ordinava agli abitanti «di restare all'interno delle proprie case con le finestre chiuse» fino a nuova indicazione, racconta un testimone. E intanto una nuova indagine è stata avviata dalla procura.

Si punta a capire come mai le telecamere di sorveglianza presenti nella zona, considerata sensibile come quasi tutti i commissariati e le stazioni di polizia seppure Charleroi sia considerata «a radicalizzazione contenuta» rispetto a Bruxelles non abbiano fatto scattare alcun allarme al passaggio dell'uomo sul boulevard. Dalle prime ricostruzioni, spiegano i media belgi, l'assalitore aveva con sé il machete mimetizzato nello zainetto. Il premier belga, Charles Michel, in un primo momento non ha accennato alla rivendicazione islamica, come testimoniato dal rapporto di polizia, che parlava da subito del grido Allah Akbar. Solo in serata, in diretta su RTL Info, il premier ha detto che «le indagini si orientano molto nettamente verso la pista terroristica». Oggi sarà a Bruxelles dopo aver interrotto le vacanze. Di «atto ignobile a Charleroi» parla il ministro dell'Interno Jan Janbon: «La mia vicinanza va alle due poliziotte e alle loro famiglie», scrive via Twitter, spiegando che la valutazione dell'Ocam «è in corso». Ovvero il centro di crisi che monitora la minaccia terrorismo, ancora al livello 3 su un massimo di 4, cioè «possibile o probabile»a.

Visti i controlli sempre più stringenti nei negozi, per l'acquisto di materiale esplosivo o utile alla costruzione di un ordigno, le indagini della polizia si concentrano già da qualche settimana sulle armi da taglio di grossa dimensione. Il mese scorso, infatti, in Germania si erano verificate due aggressioni con il machete, una delle quali riconducibili alla pista del terrorismo. Il 18 luglio, un 17enne afghano aveva attaccato i passeggeri di un treno ferendone quattro. Per gli inquirenti si era trattato di un cosiddetto «lupo solitario»: in una perquisizione nell'appartamento era stata rinvenuta una bandiera dello Stato islamico fatta a mano. Pochi giorni fa, il 24 luglio, un rifugiato siriano ventunenne ha ucciso una donna polacca a Reutlingen (Baden-Württemberg) ferendo altre due persone in un negozio di kebab a Listplatz.