"Alleati uniti e volti della società civile. Così è nata la spallata in Toscana"

Il coordinatore regionale azzurro Mugnai: "Decisivo il traino azzurro"

Stefano Mugnai, coordinatore regionale di Forza Italia in Toscana, da dove nasce una vittoria così clamorosa?

«È un ciclo politico cominciato nel 2015 con il ricambio al vertice del partito. Abbiamo puntato sull'unità del centrodestra e sul coinvolgimento delle liste civiche. Che fosse cambiata l'aria si vide subito».

Da che cosa?

«Alle regionali ci siamo presentati divisi favorendo la riconferma di un governatore già a fine corsa come Enrico Rossi. Ma poche settimane dopo si è votato ad Arezzo, la mia città, con una candidatura proposta da Forza Italia e condivisa anche da Lega e Fratelli d'Italia e abbiamo vinto contro tutte le previsioni».

Il nuovo corso è partito lì?

«Dopo Arezzo abbiamo conquistato Grosseto e Pistoia, a Lucca abbiamo perso per 300 voti e ora il successo di Siena, Massa, Pisa oltre a Pietrasanta. Dal 2015 abbiamo vinto in 6 comuni capoluogo sui 7 in cui si è votato».

Le chiavi del successo?

«L'unità della coalizione e il coraggio di proporre candidature vincenti, prese anche fuori dai partiti. Coinvolgere le forze migliori della società civile è una scelta decisiva».

I civici non drenano consensi ai partiti maggiori?

«Sono tutti voti che poi rientrano. Il cambio amministrativo nelle città dove avevamo vinto è stato netto e ha portato frutto alle Politiche. Il 4 marzo nei 21 collegi uninominali della Toscana il centrodestra ne ha presi 11 e il Partito democratico 10. Il nostro buongoverno è stato un esempio virtuoso e contagioso».

Come sono i rapporti con gli alleati?

«Grande stima, rispetto e condivisione degli obiettivi sia con Manuel Vescovi della Lega sia con Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia».

La Lega è leader anche in Toscana?

«Ha un consenso significativo, ma qui si vince dal 2015 quando i rapporti di forza erano diversi».

E il crollo di Renzi?

«Bè, ha dato una bella spallata al suo partito... Qui tanti votavano a sinistra perché credevano davvero al sol dell'avvenire e altri perché dai tempi del Pci il sistema di potere distribuiva favori a tutti. Renzi sapeva di essere un corpo estraneo e per non essere sbranato dall'apparato del partito, com'è capitato ad altri, ha preferito smantellarlo».

Nel suo ego smisurato era convinto di portare i voti da solo.

«Appunto. Quando però anche lui ha cominciato a perdere consenso è venuto giù tutto. Ma non dobbiamo dimenticare i nostri meriti».

Intende del centrodestra?

«Sì: la decisione di esserci sempre, di non accontentarci più di stare all'opposizione ma di giocarcela a viso aperto, il coraggio di candidare gente di valore, la fiducia nella capacità degli elettori di capire la differenza con il passato. Devo ringraziare il presidente Berlusconi per la vicinanza, il sostegno e i consigli dati in tutta questa fase di rinnovamento e successo. Tutti parlano della Lega, ma a trainare è stata Forza Italia».