Altro cartellino giallo dei vescovi a Palazzo Chigi

RomaCon i frati del Sacro Convento, sabato, gli era andata bene, aveva potuto pure attingere alla narrazione francescana: «Va' e ripara la mia casa». Con i vescovi invece le cose per Matteo Renzi non stanno prendendo la giusta piega. Ecco infatti, proprio nel giorno dell'apertura in Vaticano del Sinodo, la ruvida carezza di monsignor Nunzio Galatino, segretario della Cei. Gli annunci, dice, non bastano più, «certe politiche hanno dei limiti»: il governo deve preparare delle misure «per le famiglie» perché c'è troppa gente «che non ha lavoro».

Si era arrampicato fino ad Assisi, si era fatto fotografare con il priore, aveva paragonato l'Italia alla cappella di San Damiano. «Bisogna spiegare cosa succede al paese». E dopo San Francesco, il meeting dei focolarini di Loppiano, tanto per non farsi mancare nulla. Ma con la Conferenza episcopale non funziona, gli ottanta euro non bastano. «Per le famiglie non servono soluzioni di corto respiro che trovano ossessiva pubblicità o facili consensi» e Palazzo Chigi «se pensa di andare avanti da solo, perderà pezzi di gente, pezzi di consenso».

Monsignor Galatino parla da Pompei, durante l'omelia per la celebrazione della supplica alla Vergine del Rosario, e senza fare troppi giri di parole invita «i responsabili della vita pubblica a guardare in maniera meno distratta e più concreta alla famiglia». Infatti, «se teniamo l'orecchio appoggiato alla storia vera della gente, vediamo i limiti di certe agende politiche e di certo modo di investire energie soprattutto se non si mette al centro la formazione, il lavoro dei nostri giovani». E, insiste il vescovo, «quando non si fa questo si tradiscono le attese della gente, e le attese sono davvero tante».

Dunque, secondo il segretario della Cei, Matteo non può continuare a viaggiare da solo. Meno decisionismo, più concertazione. «Senza sinergie non si va da nessuna parte. Se non ci mettiamo tutti insieme - e non mi riferisco solo alle istituzioni ma a chiunque ha voglia di far migliorare questa società, di far migliorare le condizioni di questo mondo - rischiamo solo di investire tante energie ma di raccogliere pochi frutti». Conclusione. «Troppi politici oggi parlano della famiglia ma poi non fanno nulla».

E anche monsignor Tommaso Caputo, vescovo di Pompei, denuncia assenze e distrazioni. «Quale futuro può avere una terra incapace di trattenere e di dare lavoro ai suoi figli?», si chiede il prelato nella sua lettera pastorale. Monsignor Caputo allude dell'area vesuviana ma forse non solo di quella: «Stiamo scontando - sostiene - ormai da molti decenni, i ritardi atavici di un'assenza o di una trascuratezza di interventi che continuano a causare perdita di posti di lavoro, chiusura di attività commerciali, difficoltà concrete, per molte famiglie, di mettere insieme le risorse anche per spese di prima necessità».