Altro che operazione light L'Europa attacca la Libia

Wikileaks svela i piani per fermare i migranti Delle due l'una: o Renzi non sapeva o ha mentito

RomaRenzi e Alfano l'avevano presentata come una operazione di polizia o poco più, con al massimo qualche intervento mirato per fare a pezzi un barcone. Ma i piani europei per la Libia svelati da Wikileaks tratteggiano una vera e propria azione bellica. Difficile che il premier non conoscesse i termini del piano Ue, approvato da tutti gli stati membri lo scorso 18 maggio. Forse ha raccontato una mezza verità agli italiani. Le carte dell'Ue sulla missione anti-scafisti - due dossier riservati di 12 e 7 pagine rivelati dal sito fondato da Assange, contengono i «suggerimenti» del Comitato militare e del Gruppo politico-militare ai vertici Ue. E confermano l'intenzione di contrastare il traffico di esseri umani anche intervenendo sul suolo libico. La missione, articolata in tre fasi, durerà «almeno» un anno e mira a ridurre «l'afflusso di migranti e le attività dei trafficanti». I documenti riservati prevedono insomma un intervento militare anche nelle «acque interne» e nel territorio dello Stato nordafricano, con «regole di ingaggio forti e ben convalidate», in particolare per attacco a imbarcazioni, detenzioni temporanee ed eventuale soccorso di ostaggi. Regole necessarie anche considerando «la potenziale presenza di forze ostili, estremisti o terroristi, come il Da'esh», ossia l'Isis.

Si raccomanda anche di «calibrare con grande attenzione l'attività militare», in particolare sul suolo libico, per evitare «di destabilizzare il processo politico causando danni collaterali, danneggiando attività economiche legittime o creando la percezione di aver scelto una fazione». Poiché il documento ricorda che, allo stato, non c'è una piena comprensione del modello di «business» dei network di trafficanti d'uomini nel Mediterraneo centro-meridionale, si caldeggia un ampio scambio di informazioni con Frontex-Triton. Ai cui mezzi operativi la missione dovrebbe garantire «protezione», soprattutto in presenza di trafficanti armati. I militari raccomandano poi di «non pubblicizzare le operazioni di salvataggio» per non incentivare nuovi arrivi. Nella stessa direzione anche la «strategia informativa» suggerita: «enfatizzare che l'obiettivo della missione» è smantellare l'organizzazione degli scafisti, non il soccorso in mare ai migranti. «In questo modo - spiega il documento - l'operazione contribuirà indirettamente a ridurre le perdite di vite in mare». Nel frattempo Frontex comunica che l'area operativa di Triton viene estesa, dopo l'aumento di stanziamenti e mezzi (in estate la missione che ha preso il posto dell'italiana Mare Nostrum conterà su tre aerei, sei navi, 12 pattugliatori, due elicotteri), a 138 miglia a sud della Sicilia.

Proprio sul «destino» degli immigrati, nonostante gli impegni europei a distribuire l'onere dell'accoglienza, i problemi per l'Italia non sono finiti. Oltre alla limitazione degli smistamenti ai soli profughi da Siria ed Eritrea, all'Italia, come beneficiaria dei trasferimenti, toccherà presentare (entro un mese dal placet europeo) un piano d'accoglienza che prevede anche gli «hotspot». Centri di identificazione per migranti «vigilati» - in una sorta di commissariamento - dai tecnici dell'ufficio europeo d'asilo e di Frontex. Eventuali irregolarità porteranno a congelare i trasferimenti. Il piano Juncker prevede che siano Germania (8763) e Francia (6752) a ospitare la maggior parte dei 40mila immigrati ricollocati da Italia e Grecia. L'Ungheria, contraria ad aprire le porte, dovrebbe accogliere comunque fino a 827 rifugiati.