Altro che ottimismo la Cina fa paura E Draghi si muove

Alzato il tetto di acquisto dei bond: primo passo verso l'ampliamento del Qe. Milano sale del 2,6%

Mario Draghi ha compiuto ieri 68 anni. Il regalo l'ha però fatto lui ai mercati con la conferma che, in base alle circostanze, il piano di acquisti della Bce è plasmabile come il pongo. Un quantitative easing monolitico, tipo blocco di pietra, risulterebbe del resto inefficace con la crisi cinese e il suo carico di tossine scaricate nelle vene dei Paesi emergenti e anche in quelle di Eurolandia. Ecco quindi scattare la prima contromisura sotto forma di un aumento, dal 25 al 33%, dei bond sovrani acquistabili per ogni singola emissione. «Un innalzamento dovuto alle recenti turbolenze dei mercati», ha spiegato il numero uno dell'Eurotower.

Ma le ultime stime su crescita e inflazione (vedi tabella) “fotografano“ la situazione allo scorso 12 agosto, cioè dopo la triplice svalutazione dello yuan e prima della tempesta scatenatasi sui mercati: ciò significa che queste previsioni sono suscettibili di ulteriori aggiustamenti in senso negativo. «Gli attuali sviluppi nei mercati emergenti hanno il potenziale per comprimere ulteriormente la crescita in futuro. La ripresa è più debole, e sono aumentati i rischi al ribasso», ha ammesso l'ex governatore di Bankitalia. Valutazioni in stridente contrasto rispetto all'ottimismo sbandierato dal governo di Matteo Renzi.

I punti di criticità non mancano, ma ieri i mercati hanno pensato solo a incassare il cadeau da colomba di Draghi, con Milano salita del 2,62%, Francoforte del 2,68% e Parigi del 2,17%. E ancora: euro sotto 1,11 dollari e spread inchiodato a 120 punti base. Un ottimismo collettivo, non condiviso solo da Wall Street (+0,40% alle 20 ora italiana), che ha smorzato la più logica delle domande: l'Eurotower non ha forse avuto il braccino un po' corto? Si poteva osare di più? Risposta di Draghi: «È ancora troppo presto per discutere delle possibili modalità di un'azione più incisiva. Oggi (ieri, ndr ) non si è parlato di possibili cambiamenti del ritmo e del volume, o altro, del piano di acquisti», ma la Bce è «pronta a usare tutti gli strumenti disponibili all'interno del suo mandato». Gli acquisti, inoltre, sono previsti «fino al settembre 2016 o anche oltre, se necessario», ha ribadito Draghi.

Come si spiega, dunque, la prudenza con cui è stato ricalibrato il Qe? Con quattro motivi. Il primo dei quali riguarda gli elementi (temporanei? duraturi? strutturali?) che stanno impattando sulla crescita e sull'inflazione, la stella polare che orienta le scelte della banca centrale. Per quanto riguarda i prezzi, per esempio, Draghi non esclude di poter vedere «numeri negativi nei prossimi mesi, ma la Bce li considera transitori «a causa dei bassi prezzi del petrolio». Punto secondo, la Cina. Francoforte intende richiamarla all'ordine durante il prossimo G20 di Ankara. Pechino, ha ricordato Draghi, in linea con impegni già assunti in passato, dovrà «continuare ad attuare le riforme necessarie per garantire la convertibilità della valuta. Stiamo vedendo un indebolimento delle prospettive per l'economia cinese». Con due conseguenze: «Da un lato, attraverso il canale commerciale, indebolisce i partner, e dall'altro ha effetti sulla fiducia come dimostra la volatilità del mercato azionario e di altre piazze». Punto terzo: le recenti turbolenze creano seri imbarazzi alla Federal Reserve, che si apprestava ad alzare i tassi in settembre. La situazione attuale, invece, consiglierebbe di lasciare invariato il costo del denaro almeno fino a fine anno. È verosimile, quindi, che Draghi voglia aspettare le mosse di Janet Yellen. C'è infine un'ultima, ma non trascurabile, ragione: riguarda la possibile opposizione della Bundesbank, da sempre contraria al Qe, a una proposta troppo hard di modifica del perimetro delle misure di stimolo.

In ogni caso, Draghi non ha dubbi: anche così come è strutturata, la politica accomodante sta funzionando e viene trasmessa all'economia reale. In particolare, ne stanno «beneficiando Paesi» più sotto stress come «la Spagna e l'Italia, dove il credito sta migliorando».