Un altro mattone per il muro dei sovranisti anti-Bruxelles L'obiettivo? L'europarlamento

L'asse dei nazionalisti punta al voto di maggio E Äkesson potrà condizionare le scelte di Stoccolma

di Roberto Fabbri

L'affermazione - in realtà un po' inferiore alle attese o ai timori - della destra populista non permetterà al suo leader Jimmie Åkesson di entrare nel governo di Stoccolma, ma da subito produce effetti che sono in linea con la sua promessa di trasformare la Svezia in qualcosa di molto diverso da quello che è oggi.

Il primo - conseguenza della riduzione dei consensi del «partito del welfare» socialdemocratico, che paga l'averlo generosamente esteso a masse di immigrati troppo numerose e troppo poco integrate con il tessuto sociale svedese - è l'impossibilità di riproporre al governo la maggioranza (anzi, minoranza) uscente di sinistra con i verdi: il malconcio ex premier Stefan Löfven potrebbe al massimo tentare di mettere insieme un minestrone poco digeribile di centrosinistra, tentando di arruolare nella sua compagine centristi e liberali oppure la sinistra dura e pura che ha avuto un buon risultato.

Realistica alternativa a questa ipotesi è un tentativo simile da parte del leader del centrodestra (uscito anche un po' più malconcio dal voto di ieri) Ulf Kristersson, che potrebbe tentare di racimolare una maggioranza/minoranza (così sono ridotti in Svezia i partiti-guida dei blocchi tradizionali) corteggiando i verdi. O più probabilmente - e questo è il secondo effetto prodotto dal relativo successo dei «democratici svedesi» - il futuro esecutivo di Stoccolma dovrà essere costituito da una «grande coalizione» alla tedesca, magari non limitata ai due partiti principali dei blocchi di centrodestra e centrosinistra ma estesa a qualche formazione minore.

Insomma, l'effetto «cordone sanitario» contro la destra xenofoba e sovranista rischia di rivelarsi il risultato più prezioso per il partito di Åkesson che, lasciata alle spalle la relativa marginalità dei pur importanti risultati delle elezioni di cinque anni fa, può ora proporsi - un po' come accade ormai da tempo in Francia al movimento di Marine Le Pen - nel ruolo di vera opposizione al sistema. In una futura consultazione, Åkesson avrà insomma modo di giocarsi realisticamente la partita che ieri ha disputato solo per ottenere l'accesso alla «serie A» politica del suo Paese. E puntare alla vittoria.

Tutto questo assume un significato più ampio quando si tiene conto dell'appuntamento elettorale europeo della prossima primavera. Questa nuova contrapposizione sovranisti-europeisti rischia infatti di essere il tema del voto di maggio per il rinnovo dell'Europarlamento, mai come questa volta ricco di significati e ricadute politici concreti. Ciò a cui probabilmente assisteremo nei prossimi mesi sarà il tentativo del fronte sovranista continentale di prendere forma e di puntare a conquistare una maggioranza che sconvolgerebbe equilibri e prospettive a Bruxelles. In questo fronte lo svedese Åkesson si ritroverebbe fianco a fianco con l'ungherese Orbàn, con la francese Le Pen, con il tedesco Gauland, con l'olandese Wilders, con l'austriaco Strache e - last but not least - con l'italiano e non più padano Salvini.