Altro naufragio, ma a far acqua sono i turchi

Parte l'accordo da 6 miliardi e c'è subito la falla

Francesco De Palo

Un contratto nato morto quello siglato sui migranti tra Ue e Turchia e non per pregiudizi o congetture, ma dimostrato dai fatti. Nell'Egeo orientale si continua a morire: dinanzi all'isola di Samos un nuovo naufragio fa 5 vittime tra cui un bambino. Il gommone era partito dalle coste turche nonostante sia iniziato da una settimana l'attuazione dell'accordo da 6 miliardi di dollari con Erdogan e nonostante il pattugliamento congiunto Nato-Frontex di quel fazzoletto di mare.

Il flop organizzativo è nei numeri: al Pireo restano 4550 migranti, ne sono stati fatti partire solo 100 in sette giorni, una media di 14 al dì. In totale sono solo 200 i rimpatri effettuati da suolo greco verso la Turchia, su 53mila ancora presenti. Gli altri chiedono in massa il diritto di asilo, così da restare in Grecia. Pireo e Idomeni sono due polveriere: i migranti si rifiutano di spostarsi in altre zone, ogni giorno si registrano scontri tra immigrati di diverse etnie (parlano 70 lingue diverse) in attesa del personale europeo che ancora non arriva (servono 4000 professionisti). Al Pireo le autorità greche, in vista del turismo pasquale, hanno trasferito i migranti dall'attuale molo in bella vista e a 20 metri dai traghetti in arrivo, in uno più isolato, in attesa che siano pronti i lavori nei cantieri di Scaramangà, un tempo fiore all'occhiello degli armatori ellenici. Ma questo non risolve il problema. Si rifiutano di muoversi perché non hanno rinunciato alla speranza che ad un certo punto sarà aperta la frontiera o troveranno altri modi per raggiungere l'Europa grazie ai contrabbandieri. Altro che soluzione come promettevano da Bruxelles.

«Portiamo il peso più grande e lo facciamo da soli», si duole il ministro dell'Interno greco Kouroumplis, e critica l'Ue per non aver mantenuto le promesse dell'accordo con la Turchia sulla sfera dei diritti civili non assicurati di Ankara. Chi ha steso materialmente quell'accordo capestro ha sottovalutato i cavilli burocratici legati alle condizioni nel paese, che potrebbero impedire i rimpatri. Uno scoglio non da poco nell'attuazione delle procedure, anche in considerazione dei rischi legati al terrorismo. Nelle stesse ore in cui sei ministri e viceministri dei paesi Ue visitano la Grecia in segno di solidarietà, all'aeroporto di Iraklion, a Creta, le manette sono scattate per due 20enni afghani: stavano per imbarcarsi su un volo diretto a Bergamo con documenti falsi.

Intanto la data cerchiata in rosso è il prossimo 13 aprile quando sarà discussa dall'Europarlamento di Strasburgo la relazione annuale sui progressi della Turchia. Secondo la relatrice, Kati Piri, la cooperazione con la Turchia sulla crisi dei rifugiati non deve condurre a uno svilimento dei prerequisiti richiesti ad Ankara per l'adesione all'Unione. La risposta turca? Sta nell'uccisone di 12 militanti del Pkk durante un'operazione condotta giovedì scorso dall'esercito nelle province sud-orientali di Mardin, Sirnak e Hakkari.

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