"Alzo le tasse a chi ospita immigrati"Un altro dem scopre la bomba profughi

La sinistra cambia linea: adesso rinnega l'accoglienza

Giuseppe Marino

Roma Da «aiutiamoli a casa loro» a «tassiamoli a casa nostra».

In principio fu Capalbio. È passato un anno da quando la capitale dei radical chic da spiaggia alzò le barricate contro l'arrivo di 50 migranti. Ma c'era già tutto quel che è successo dopo: la bandiera ideologica dell'«accoglienza» a parole ammainata in un lampo davanti alla realtà dell'accogliere a casa propria, l'incapacità di gestire un problema concretamente dopo averne predicato per anni in teoria, lo sgomento perché di fronte alla manifesta incoerenza si finisce sotto accusa: «Razzisti noi?». È esattamente quel che sta accadendo di nuovo, un anno dopo, in un'altra terra rossa, a Codigoro, provincia di Ferrara, dove il sindaco Pd Alice Zanardi è da ieri sulla graticola per aver pubblicato sulla pagina Facebook del Comune l'annuncio che «a partire da lunedì» invierà «Ausl, polizia municipale e ufficio tecnico del Comune» ad «effettuare tutte le verifiche in materia di abitabilità (compreso il rispetto delle normative igienico-sanitarie)» nelle case di privati che ospitano profughi. «In seconda sede - aggiunge il sindaco - verrà allertata anche la Guardia di Finanza per i controlli fiscali». Ma a far scoppiare la bile a sinistra è l'ultima stoccata: «Stiamo valutando anche la possibilità di diversificare le tassazioni per i soggetti ospitanti». Sul web parte la polemica e rimbalza tra i vertici dei partiti. Se Matteo Salvini coglie l'occasione per elogiare il sindaco e chiederle retoricamente: «Che ci fai nel Pd?», molti all'ombra della (ex) Quercia inorridiscono, incluso il segretario Pd dell'Emilia Romagna, Paolo Calvano, secondo cui «la proposta non è all'altezza dei problemi stessi», «rischia di acuire le tensioni» ed è «irrealizzabile». Il sindaco di Codigoro, travolta da se stessa e dalla sua parte politica, insiste sulla necessità di frenare l'arrivo di migranti: «Io non sono contro l'accoglienza e non ho cambiato idea - spiegherà nel pomeriggio - ma ho detto basta perché ci sono delle quote e noi le abbiamo superate. Io ho solo colto il disagio dei miei cittadini». Esattamente quello che aveva detto all'epoca il sindaco di Capalbio. Sulle tasse fa marcia indietro, spiega che si tratta solo «di una provocazione», lanciata di fronte al fatto che «nel giro di un mese siamo passati da 58 profughi accolti a 100-120. Qui la politica non c'entra». A Matteo Renzi tanto basta, a chi chiede di espellere Alice Zanardi: «Ha già spiegato che era una provocazione, ma chiaramente ha sbagliato e non condivido».

Un buffetto, insomma. Quando le stesse osservazioni arrivavano da sindaci di centrodestra, invece era razzismo. Poi è arrivata la svolta, il centrosinistra che ha costruito la filiera salvataggi in mare-coop dell'accoglienza ha capito che non paga più nelle urne e ora si affanna a fare dietrofront. E infatti la musica è cambiata. Da Renzi con «aiutiamoli a casa loro», a Debora Serracchiani secondo cui «lo stupro commesso da un profugo è più odioso», da Patrizia Prestipino che vuol aiutare le mamme a «continuare la nostra razza», alle critiche alle Ong del mare, difese a spada tratta fino a pochi mesi fa, e ora accusate di «pensare solo a salvare vite», (dal senatore Pd Stefano Esposito). Un voltafaccia totale dopo anni di una politica costata la vita a migliaia di migranti e miliardi di euro alle casse dello Stato. E ora rinnegata con altrettanta faciloneria.