Amanda e Lele assolti La Waterloo della giustizia italiana

Il verdetto della Cassazione sull'omicidio di Mez ultimo atto della storia che ha mostrato al mondo l'assurdità del nostro sistema

Per i due ragazzi, invece, è la fine di un incubo. «È finita, è finita. Stiamo piangendo di gioia. Finalmente posso riprendermi la mia vita», ha detto a caldo Raffaele Sollecito da Bisceglie, dove ha atteso la lettura della sentenza. «Ho sentito Amanda, ovviamente lei è felice. Finalmente l'errore è stato emendato dalla Corte di cassazione», ha spiegato l'avvocato Carlo Della Vedova, difensore della ragazza americana che ha atteso la sentenza a Seattle. Ma la «culla del diritto» ha dondolato, troppo, rischiando di ribaltarsi come questo Paese ondivago. Cinque processi, tra appelli, ricorsi e Cassazioni. Non se ne poteva davvero più. In Gran Bretagna, patria di Mez - la vittima - tutti avrebbero voluto mettere la parola fine a quest'infinito giallo. Pretendevano il castigo dopo il delitto. Dall'altra parte dell'Oceano, una potenza amica, cugina eppure lontana hanno fatto il conto alla rovescia. Trepidavano, per la bella, timida eppur spavalda Amanda. Nel mezzo, un ragazzo pugliese, oggi laureato in ingegneria informatica, Raffaele Sollecito. Dopo aver ascoltato per mezza giornata l'arringa dei suoi difensori ha ceduto. Non era presente alla lettura della sentenza arrivata quando era ormai notte. Mentre la sua ex Amanda aveva passato la sera prima nella casa di famiglia a Seattle circondata da amici e parenti, in quella che è sembrata una festa in piena regola; lui languiva con la famiglia, insonne, sorvegliato quasi a vista da polizia e carabinieri.

In questo giallo maledetto dalla notte di Halloween 2007, l'unico punto fermo riguarda Rudy Guede, il solo dei tre imputati che ha scelto il rito abbreviato. Tutto sommato gli è andata bene: 16 anni la condanna definitiva. Fra tre potrebbe già uscire di prigione. Mentre i suoi presunti complici, alla fine, sono stati assolti. D'altronde Lele si è sempre proclamato innocente. Così come la Knox.

All'epoca del delitto erano fidanzati da nemmeno una settimana. Ieri, ancora una volta la difesa del ragazzo ha provato a separare l'amore dalla posizione giudiziaria. Giulia Bongiorno nella sua arringa difensiva ha contestato soprattutto, le conclusioni «scientifiche» che avevano portato al verdetto di condanna nell'Appello bis per Lele e «Foxy». Secondo la difesa di Raffaele, la casa di via della Pergola a Perugia (luogo dell'omicidio) «era tutt'altro che pulita». «La sentenza - contestava Bongiorno - parla di pulizia parziale della stanza, con detergenti, ma se così fosse non esiste una perizia che attesti ciò. Non ha senso dire che se io non trovo tracce, ciò significhi che queste siano state pulite». Paragona Sollecito a Forrest Gump, «un puro e si vede coinvolto in cose di cui non si è nemmeno reso conto condannato a 25 anni».

È notte quando arriva la sentenza. Ma per i due ragazzi è già l'alba. Di una nuova vita.

di Andrea Acquarone

Commenti

Tarantasio.1111

Sab, 28/03/2015 - 17:36

Bella figura che hanno fatto i nostri dottorati giudici...tutto il contrario di tutto e...a spese nostre.