Le amiche giudice e prefetto unite dal siluramento lampo

I casi Saguto e Cannizzo riaprono la stagione dei veleni a Palermo L'ira del giudice Roia: «Per la magistratura il danno è incalcolabile»

«A llora io ti devo chiedere il favore per il prefetto...». È il 28 agosto scorso. La giudice Silvana Saguto, ignara delle microspie che captano ogni sua parola, (il blitz nel suo ufficio arriverà il 9 settembre), parla con l'amministratore di un'azienda sequestrata. Intercede per il nipote di un ex prefetto, amico della sua amica Francesca Cannizzo, chiede per lui un incarico di coadiutore giudiziario. Il suo interlocutore resiste, ritiene il giovane inadeguato: «Ma tu l'hai visto? Silvà, siamo tu ed io... Silvana, è improponibile, da fratello a sorella... Io ti faccio tutto quello che vuoi... Al prefetto l'aiuto pure, ma non con quella mansione».

L'intercettazione pubblicata qualche giorno fa, nelle pagine palermitane di Repubblica , è eloquente. Ed è lo specchio dei legami che c'erano tra la giudice indagata a Caltanissetta e l'amica ormai ex prefetto di Palermo. Amiche, la giudice e il prefetto. E compagne di siluramento lampo: la Saguto sospesa martedì da funzioni e stipendio dal Csm; la Cannizzo trasferita venerdì, sembra direttamente al Viminale, dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. Fretta, tanta fretta di chiudere il prima possibile questa nuova stagione dei veleni targata Palermo.

L'inchiesta sulla Saguto è ancora nella fase preliminare, eppure il Csm è stato velocissimo a comminarle una punizione esemplare. Il prefetto Cannizzo non è nemmeno indagata, eppure il Viminale l'ha mollata subito, anche se le ha dato un contentino, dicendo che il trasferimento è avvenuto «su sua richiesta».

Fretta, tanta fretta di spegnere i riflettori su un caso che stritola le istituzioni a Palermo. A villa Whitaker, la sede della prefettura, le bocche sono cucite. L'addio del prefetto era nell'aria.

Ma la notizia del trasferimento è stata un colpo. La Cannizzo per ora è in ferie, la sua biografia campeggia ancora sul sito internet. Ma si aspetta solo che faccia il trasloco. In queste settimane di intercettazioni il prefetto è intervenuta una sola volta con una nota di replica, per dire che l'assetto della scorta della Saguto non è cambiato dal gennaio del 2013, epoca in cui non era ancora a Palermo visto che è arrivata ad agosto. Ma i media del maggio scorso, quando il prefetto era lei, parlano di un rafforzamento della scorta della Saguto, legato a un allarme attentato venuto fuori mentre - per le denunce dell'emittente tv Telejato e per un servizio de Le Iene – infuriavano le polemiche sui beni sequestrati.

Allarme vecchio e rilanciato ad hoc , dicono ora i pm di Caltanissetta, con l'aiuto di un ufficiale della Dia, per stornare l'attenzione dalla gestione della Saguto.

Intanto, l'eco del caso Saguto si estende. Il presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano Fabio Roia, al Festival dei beni confiscati alle mafie organizzato da Assolombarda, ha fatto mea culpa per la categoria toghe: «Voglio chiedere scusa pubblicamente a chi lavora seriamente per quello che una mia collega ha potuto fare.

Lo dico dopo aver letto gli atti ufficiali. Lì c'era un sistema d'affari che ha danneggiato non solo l'attività di Palermo ma quella di tutti noi, creando danni enormi».