A Lecce un candidato ogni 130 abitanti

Impazza la corsa alla poltrona: numeri alla mano, è come se ogni palazzina in città avesse un proprio candidato. Il centrodestra si propone come vero innovatore

Il capoluogo salentino si prepara alla prossima tornata elettorale nella quale, giocoforza, si avranno ventate di cambiamento. Paolo Perrone, il sindaco più amato d’Italia, eletto per due mandati di fila con Forza Italia/PdL, lascia la poltrona di Palazzo Carafa, con alle spalle alcune incertezze legate alla sua successione.

Ancora una volta il centrodestra leccese scenderà in campo compatto, riunito sotto il nome di Mauro Giliberti, volto noto delle televisioni locali, nonché inviato di Bruno Vespa a Porta a Porta. Il 38enne giornalista ha accolto con favore l’appello del centrodestra regionale, dopo che la coalizione aveva incontrato alcune difficoltà nel rintracciare il candidato giusto per confermare la propria solidità in Salento. Da sempre, infatti, eccezion fatta per il biennio 1995-97, la guida della città è stata appannaggio del centrodestra, e negli ultimi 20 anni, in particolare, le maggioranze bulgare di Alleanza Nazionale e Forza Italia hanno garantito una governabilità costante alla città.

Giliberti, giovane egli stesso, riparte dai giovani per portare una ventata di freschezza nella gerontocratica tradizione degli amministratori locali, non senza generare scompiglio tra i baroni della politica locale. Giorgio Pala, il più giovane tra gli aspiranti consiglieri del prossimo quinquennio, Presidente del movimento giovanile “Carpe Diem” e candidato di FdI a sostegno di Giliberti, non le ha mandate a dire ai suoi colleghi più avanti con gli anni, cui spesso non si può guardare come modello di onestà e trasparenza. Le parole del giovane politico hanno fatto eco nel mondo politico leccese, con una campagna mediatica che sa di rottura col passato e di rinnovamento per il fronte politico locale, in un'ottica di rottamazione del vecchio che nel Tacco grida a gran voce centrodestra.

E la novità condotta dal centrodestra sembra non essere recepita da un centrosinistra che continua ad annaspare e che ha faticato a trovare un candidato che volesse metterci la faccia, più con la paura di bruciarsi politicamente che non con l’effettiva volontà di dare un’alternativa ad un apparentemente inamovibile centrodestra. Da dicembre ad oggi hanno declinato, forse anche senza ringraziamenti: Alfredo Prete, Presidente della Camera di commercio provinciale, che ha declinato dopo la convocazione della conferenza stampa di presentazione della sua candidatura, Sergio Blasi, già consigliere regionale e segretario regionale del PD, Dario Stefano, senatore vendoliano di SEL e Presidente della giunta per le immunità parlamentari, Saverio Sticchi Damiani, già affermato giurista e accademico locale, nonché Presidente onorario dell'Unione Sportiva Lecce. Alla fine la scelta è ricaduta su Carlo Salvemini, già deluso delle primarie del centrosinistra della tornata del 2012, dalle quali era uscito sconfitto proprio di fronte a Loredana Capone, già consigliere regionale pluri-delegata e quasi mai trionfante nelle tornate elettorali cui ha preso parte; proprio nelle consultazioni ultime è stata rea di aver perso la contesa con il distacco maggiore di sempre tra centrodestra e centrosinistra a Lecce.

Sarà comunque una dura scelta e una battaglia fino all’ultimo voto, visto e considerato che nel capoluogo salentino si presentano ai nastri di partenza ben 705 candidati a consigliere comunale, che in una città di media grandezza come Lecce – che si attesta a circa 93mila residenti -, significa una media di un candidato ogni 130 abitanti. Come se ogni condominio di cinque piani avesse un candidato al Consiglio. Il che purtroppo dà l’idea di quanto la politica dovrebbe essere di tutti, ma non per tutti la carriera politica.