Anche gli islamici africani contro il piano moschee

Comunità numerose ora si sentono escluse dal Comune Somali delusi, marocchini arrabbiati. Senegalesi assenti

Un pezzo di islam milanese si sente escluso. Una bella fetta del mondo musulmano, numericamente rilevante, è deluso dal Comune e dal suo piano moschee. Lo ha detto con forza Maryan Ismail, dirigente del Pd e antropologa italo-somala, ma lo dicono anche altri esponenti dell'islam africano, tradizionalmente considerato laico e aperto e spesso formato da fedeli di antica immigrazione in Italia (di frequente cittadini italiani).

L'assessore Pierfrancesco Majorino (così come i vincitori del bando, comprensibilmente) difende il suo operato affermando che tutti hanno potuto partecipare al percorso. In qualche caso l'hanno fatto, in effetti, ma per i critici il percorso - per come è stato concepito - ha premiato le realtà particolarmente strutturate dal punto di vista politico ed economico. Questa almeno è l'idea maturata in varie comunità africane, in cui si contestano contenuto e modalità della gara che ha destinato tre aree pubbliche alla realizzazione di luoghi di culto.

Continua a dar voce alla delusione della comunità marocchina di via Gonin, per esempio, quello che è riconosciuto come il suo storico portavoce, Abdeljabbar Moukrim, ricordando che i suoi sono stati esclusi anche dall'albo delle religioni (requisito per pensare di poter accedere alla concessione di un'area comunale). La comunità marocchina era seriamente intenzionata a darsi una sua sede religiosa più grande e adeguata. E sul suo possibile tentativo, finito prima ancora di iniziare, avrebbero contato anche altre comunità, numericamente meno consistenti ma di una certa importanza, come quella del Mali o della Guinea, o la stessa comunità somala. Tutti gruppi che avrebbero aspirato a un luogo di preghiera e a una voce ufficiale in una sorta di consorzio. Ed ecco che torna l'idea del «board» rappresentativo di tutti i musulmani, di cui la Ismail ha parlato sul Giornale .

Da notare poi il silenzio della importantissima comunità senegalese, che è del tutto assente dalla partita anche se può contare su migliaia di fedeli. Significativo che un suo esponente importante, lo scrittore italo-senegalese Pap Khouma (tra l'altro candidato con Sel alle Regionali) abbia riservato parole lusinghere alla Ismail: «Continuiamo a proporre Maryan ( per l'Ambrogino d'oro , ndr ) perché se lo merita e si è impegnata molto per Milano - ha scritto - quanto alle recenti polemiche lei ribadisce la posizione di tanti musulmani che come me non vogliono mischiare religione e politica».

Diversi gruppi di musulmani africani, va detto, sono soliti frequentare i centri esistenti - e infatti Davide Piccardo, coordinatore del Caim (sostanzialmente «vincitore» dell'area di Lampugnano con la comunità di Cascina Gobba) sabato ha evidenziato anche ironicamente la presenza proprio in via Padova 366 di un gruppetto di donne somale, quasi a sfidare la Ismail («manca qualcuno?» ha chiesto). Ed è la conferma che resta cruciale il tema politico dell'egemonia, e la capacità di mostrarsi rappresentativi davanti alle stesse moltitudini di fedeli.