"Anche nella Chiesa ci sono uomini attaccati ai soldi"

Nel pieno dello scandalo "Vatileaks 2", il monito di Papa Francesco contro la parte del clero affascinata dal vantaggio di un "posto" e di "un'autorità"

Pubblichiamo ampi stralci dell'omelia pronunciata ieri da Papa Francesco durante la consueta messa mattutina celebrata a Santa Marta, il luogo dove ha scelto di abitare.

La liturgia di oggi ci fa riflettere su due figure, due figure di servi, di impiegati, due persone che sono chiamate a fare un compito. Nel passo della lettera ai romani (15, 14-21), emerge «la figura di Paolo: proprio lo zelo per evangelizzare. Scrive infatti l'apostolo: «Voi sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio — qual era la grazia che lui ha ricevuto? — per essere ministro di Cristo Gesù, adempiendo il sacro ministero». Cioè ministrare, servire. Paolo ha preso sul serio questa vocazione e si è donato tutto al servizio, sempre oltre, non stava mai fermo: sempre oltre, oltre, oltre... per finire, dopo, qui a Roma, tradito da alcuni dei suoi. E finì come un condannato, proprio.

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Da dove veniva quella grandezza, quella audacia di Paolo?». Egli stesso dichiara: «e io mi vanto di questo». Di che si vantava? Si vantava di Gesù Cristo. Si legge infatti nel passo liturgico della sua lettera ai Romani: «Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all'obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito.

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Con questo atteggiamento, san Paolo è andato ovunque: lui si vantava di servire, di essere eletto, di avere la forza dello Spirito Santo, di andare in tutto il mondo. Ma c'era qualcosa che per lui era una gioia grande. Ne parla così: «Ma mi sono fatto un punto di onore — un punto di onore: qual era? — di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui». Paolo andava dove non era conosciuto il nome di Cristo; era il servo che serviva, amministrava, gettando le basi, cioè annunciando Gesù Cristo sempre oltre, sempre in uscita, sempre più lontano; mai si fermava per avere il vantaggio di un posto, di una autorità, di essere servito. Paolo era ministro, servo per servire, non per servirsi.

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Che gioia quando vengono da me alcuni preti e mi salutano dicendo: «Padre, sono venuto qui a trovare i miei, perché da quarant'anni sono missionario in Amazzonia». Oppure che da trenta o quarant'anni è nel reparto dell'ospedale con i disabili, sempre sorridente. Ecco, questo si chiama servire, questa è la gioia della Chiesa: andare oltre, sempre; andare oltre e dare la vita. Questo è quello che ha fatto Paolo: servire.

Il Signore ci fa vedere l'immagine di un altro servo che, invece di servire gli altri, si serve degli altri. Nel Vangelo abbiamo letto cosa ha fatto questo servo, con quanta scaltrezza si è mosso per rimanere al suo posto, da un'altra parte, ma sempre con una certa dignità. Anche nella Chiesa ci sono questi che, invece di servire, di pensare agli altri, di gettare le basi, si servono della Chiesa: gli arrampicatori, gli attaccati ai soldi. E quanti sacerdoti, vescovi abbiamo visto così. È triste dirlo, no?.

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La radicalità del Vangelo, della chiamata di Gesù Cristo sta nel servire: essere al servizio, non fermarsi, andare oltre sempre, dimenticandosi di se stessi. Dall'altra parte, invece, c'è la comodità dello status: io ho raggiunto uno status e vivo comodamente senza onestà, come quei farisei dei quali parla Gesù che passeggiavano nelle piazze, facendosi vedere dagli altri. Due immagini di cristiani, due immagini di preti, due immagini di suore. Due immagini. E Gesù ci fa vedere questo modello in Paolo, questa Chiesa che mai è ferma, che sempre va avanti e ci fa vedere che quella è la strada. Invece quando la Chiesa è tiepida, chiusa in se stessa, anche affarista tante volte, questo non si può dire, che sia una Chiesa che ministra, che sia al servizio, bensì che si serve degli altri.

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Chiediamo al Signore la grazia che ha dato a Paolo, quel punto d'onore di andare sempre avanti, sempre, rinunciando alle proprie comodità tante volte. Così ci salvi dalle tentazioni, da queste tentazioni che in fondo sono tentazioni di una doppia vita: mi faccio vedere come ministro, come quello che serve, ma in fondo mi servo degli altri.

Commenti
Ritratto di Lupodellealpi

Lupodellealpi

Sab, 07/11/2015 - 09:01

E' dall'epoca di Giuda che le cose stanno così. Giuda era un fariseo che non credeva nella trascendenza di Gesù, di cui avrebbe desiderato una potestà puramente politica e terrena, esattamente come il fariseismo contemporaneo. Ebbene, Giuda Iscariota controllava la cassa degli apostoli. Quando Marta "sprecò" un prezioso vaso di profumo per cospargerlo sui piedi del Signore obiettò:< si potrebbe venderlo e dare il ricavato ai poveri>. Magari dopo averne preso l'80% come il cardinal Bertone odierno. Nonostante questo la Chiesa va avanti perchè è il Corpo Mistico di Cristo. I vari Giuda passeranno, autoannichiliti. La barca di Pietro, va, fino alla fine del tempo, perchè il suo Timoniere è soprannaturale.

swiller

Sab, 07/11/2015 - 09:17

Nella chiesa ci sono solo uomini attaccati ai soldi.

babilonia

Sab, 07/11/2015 - 11:07

Il Papa, per chi crede discendente di san Pietro, abita in un appartamento di cinquanta metri quadrati, il cardinale Bertone e altri suo simili in appartamenti da trecento, quattrocento e più metri quadri! Mi sembra che non ci sia più nulla d'aggiungere...