Anche Roma si sveglia con l'incubo-sisma Scuole e strade chiuse

Crepe e calcinacci: in tilt le linee di pompieri e polizia. Danni alla basilica di San Paolo

Patricia Tagliaferri

Roma Questa volta per la capitale è stato diverso. La prima scossa di ieri mattina a Roma l'hanno sentita tutti, distintamente, chi abita ai piani alti più degli altri. È stata forte, interminabile. Molte persone ancora dormivano e sono state colte di soprassalto nei letti, tantissime altre si sono precipitate in strada in pigiama e hanno aspettato che arrivassero i vigili del fuoco a rassicurarle prima di tornare in casa. Perché si sono aperte crepe, sono caduti calcinacci, edifici si sono distaccati, pezzi di marmo si sono sbriciolati sui marciapiedi, chiese e strade sono state chiuse per le necessarie verifiche, lo stesso qualche ponte, anche la metro si è fermata. E a tutto questo Roma, che pure è catalogata dalla protezione civile come città dalla pericolosità sismica «moderata» ma «non trascurabile», non è abituata.

E subito è partito il solito tam tam sui social, quasi in tempo reale: «Scossa fortissima a Roma, l'avete sentita?». Mai un sisma così forte dal 1980, hanno detto gli esperti. La capitale si è svegliata nella paura, con le sirene della polizia e dei pompieri che correvano da una parte all'altra dietro agli allarmi di chi temeva per la stabilità del proprio palazzo. Nessun ferito, ma tanto spavento. I cittadini hanno preso d'assalto il centralino dei vigili del fuoco per chiedere interventi o verifiche di stabilità dopo aver visto i muri tremare così a lungo e con quale forza. Molto è stato fatto ieri, ma i controlli andranno avanti nei prossimi giorni. Anche le scuole, quelle che non lo erano già per il ponte, oggi rimarranno chiuse per consentire ai tecnici di controllare che le strutture non abbiano subito danni. Una precauzione voluta dalla sindaca Virginia Raggi, la quale ha chiesto un monitoraggio completo della situazione degli edifici pubblici di tutta la città. Anche su Palazzo Senatorio, dove ieri mattina si è aperta una piccola crepa in un intonaco che ha convinto il Campidoglio a sospendere le visite, così come al Quirinale. È stata la stessa Raggi, dal suo ufficio dove stava monitorando la situazione, a scendere in piazza per informare personalmente i cittadini e i turisti in coda per entrare.

Qualche danno l'ha subito la Basilica di San Paolo, dove si è aperta una grossa crepa sul frontone, chiusa per le verifiche e poi riaperta. Lo stesso alla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, transennata in attesa del sopralluogo dei vigili del fuoco. La chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, capolavoro del Borromini, è stata invece chiusa in via cautelativa perché la Soprintendenza ha riscontrato la riapertura di alcuni lesioni preesistenti nella cupola. Dopo la scossa sono scattate verifiche in tutta la zona archeologica di Roma, ma non sono stati riscontrati danni al Colosseo e neanche alle colonne di Augusto e di Traiano, considerati tre monumenti «spia» che dicono molto sulle condizioni del patrimonio della capitale dopo un sisma, e i percorsi turistici sono stati aperti regolarmente al pubblico. Anche la mobilità ha risentito del terremoto. Sempre in via precauzionale sono state chiuse per tutta la mattinata le linee della metro per verifiche sulla stabilità. E anche un tratto della Tangenziale est, all'altezza della via Prenestina. In via Fracassini, al Flaminio, sono caduti due cornicioni e i vigili del fuoco hanno dovuto chiudere la strada. Anche sulla Circonvallazione Clodia è stata interrotta la circolazione per due palazzi lesionati, ma non è stato riscontrato alcun danno strutturale. Chiusa anche la Galleria Pasa, sotto al Gianicolo, per accertamenti tecnici. In mattinata si era sparsa la voce che fosse precipitato un ascensore al Portuense a causa della scossa. Un falso allarme, per fortuna, era solo fuori allineamento.