Ancona, la difesa del 17enne: "Non sono io il colpevole"

Il minorenne fermato per la tragedia in discoteca nega le accuse. Esce dalla terapia intensiva uno dei feriti gravi

«Non sono stato io». Tiene il punto il 17enne accusato di aver provocato il fuggi fuggi generale all'interno della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo. E che ha provocato la morte di cinque ragazzi tra i 14 e i 16 anni, una mamma di 39 anni e 120 feriti. Interrogato ieri pomeriggio nella Procura dei Minori di Ancona, il minorenne, assistito dai suoi legali, Andrea Mone e Martina Zambelli, avrebbe negato le accuse. «Sta bene» le parole dell'avvocato ai cronisti assiepati davanti la Procura. Il ragazzo era con due giovani di 25 e 27 anni il giorno dopo la strage, quando i carabinieri li hanno arrestati in un residence di Senigallia. In casa i militari hanno sequestrato 200 grammi di cocaina e hashish, quanto basta per essere accusati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Al vaglio del procuratore Giovanna Lebboroni, soprattutto, la sua posizione la notte di venerdì, ovvero se è stato il ragazzo a scatenare il panico, cui è seguita la fuga precipitosa di centinaia di persone verso l'uscita, e il crollo del parapetto sul fossato. Una tragedia che, al momento, ha prodotto otto indagati (sette fra i proprietari e i soci del locale più il minore), accusati di omicidio colposo plurimo. Non solo. In particolare sono i sette titolari della discoteca del paesino nell'anconetano a rischiare grosso se corrisponde al vero il calcolo fatto dagli inquirenti sul numero di biglietti venduti (oltre 1400), i posti disponibili (871 secondo la licenza) e i partecipanti effettivi alla serata, almeno duemila divisi fra sala e soppalco. Seimila, infine, fra biglietti e inviti stampati. Struttura, va ricordato, accatastata nel 1974 come magazzino per attrezzi, trasformata abusivamente in sala da ballo e infine condonata. Per uno dei due feriti gravi, intanto, è stata sciolta la prognosi e il giovane ha lasciato il reparto di terapia intensiva mentre restano in rianimazione gli altri sei ragazzi. E salgono a 200 i liceali coinvolti nella tragedia recatisi ieri nello studio dell'avvocato Corrado Canafoglia a Senigallia con video e foto utili alle indagini. «Stiamo preparando un esposto - spiega il legale - da consegnare in Procura per fornire delle indicazioni, esporre fatti e dare la possibilità agli inquirenti di formulare un capo di imputazione». Più di 1000, poi, gli iscritti al gruppo Fb «Giustizia per le vittime di Lanterna Azzurra». Dito puntato non solo contro i responsabili della discoteca: «Se fai un concerto - dicono i legali - devi accertarti del numero di posti disponibili e di alcuni aspetti della sicurezza». Sulle influenze negative nei testi delle canzoni di alcuni cantanti il ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, polemizza con Sfera Ebbasta, il trapper che avrebbe dovuto partecipare alla serata evento: «Vi sembra giusto parlare in positivo di certe cose mentre dall'altra parte si lotta quotidianamente per far fronte a un'emergenza sociale?». Ma gli inquirenti sono certi che nel locale lo spray al peperoncino non sia stato usato per goliardia. Un metodo efficace per compiere rapine quando viene spruzzato contro la vittima per renderla inoffensiva. Quanto basta per poi strapparle la catenina d'oro dal collo. Ciò che è accaduto ad almeno un giovane la sera di venerdì al Lanterna Azzurra. Lo racconta un dj agli inquirenti: «Un ragazzo è venuto alla consolle e mi ha detto di essere stato derubato con lo spray urticante». Oggi, intanto, nell'Istituto di Medicina legale degli Ospedali Riuniti di Ancona verranno effettuate le autopsie sui corpi delle sei vittime di Corinaldo. La Siae, Società Italiana Autori ed Editori, si difende: «Non abbiamo controllo su sicurezza dei locali, capienze o ingressi».