Anni '70, un fumetto per ricordare il 'rogo di Primavalle'

A 45 anni di distanza dalla tragedia è stato presentato alla Camera il fumetto ‘Il rogo di Primavalle-l’omicidio politicamente corretto dei Fratelli Mattei’

“Stefano e Virgilio non sono martiri di una parte, ma martiri della storia d’Italia. Non ci daremo pace, non dichiareremo esaurito il nostro compito finché non riusciremo a costruire una memoria condivisa”. A dirlo è stato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, in occasione della presentazione del fumetto ‘Il rogo di Primavalle-l’omicidio politicamente corretto dei Fratelli Mattei’, tenutasi ieri a Montecitorio.

La presentazione del graphic novel, scritto dalla giornalista Annamaria Gravino con illustrazioni di Valeria Manto pubblicato dalla Ferrogallico Editrice, è stata l’occasione per ricordare cos’hanno rappresentato gli anni di piombo per la destra italiana. “Ancora oggi attendiamo giustizia per i fratelli Mattei. E in questa lunga attesa che dura da 45 anni non smettiamo di riaffermare la verità storica. Lo facciamo dentro quelle istituzioni che per troppo tempo hanno ignorato pagine tragiche della storia nazionale come questa”, ha detto il deputato di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza. I responsabili appartenenti a Potere Operaio, Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo sono fuggiti all’estero e non hanno mai scontato la pena. Antonella Mattei, sorella di Stefano e Virgilio sopravvissuta al rogo di Primavalle, parla di ‘giustizia matrigna’ perché “siamo stati chiamati a rispondere in giudizio per i danni d’immagine da parte di persone vicine ai responsabili del rogo”. E attacca il presidente dell'Associazione delle vittime del terrorismo:“Il giorno in cui si ricordano le vittime del terrorismo con il Presidente della Repubblica, a me e a mia sorella Silvia gli inviti non arrivano. Noi siamo vittime sopravvissute al terrorismo oltre a essere i famigliari delle vittime”. Gravino, autrice del fumetto, invece, ricorda che“l’antifascismo disconosceva l’umanità dell’avversario che diventava un nemico da abbattere: non aveva diritto di pensarla diversamente, non aveva diritto di parlare, non aveva diritto di agire. In fin dei conti non aveva diritto di esistere”. Ecco perché, Rampelli oggi propone la creazione di “un Museo degli anni ’70 come simbolo di una ‘pacificazione’ tra ex avversari in quella che fu "una guerra civile strisciante che direttamente o indirettamente coinvolse decine di migliaia di persone e che vede il 90% dei nostri martiri”.