In un anno 14 attentati Ecco perché la Turchia è nel mirino del terrore

Erdogan prima ha armato l'Isis, poi ha fatto dietrofront. E ha tradito gli accordi con il Pkk

Quattordici attentati e oltre 280 morti nell'arco di 12 mesi. Basta questo dato per comprendere come la Turchia sia diventata un autentico crogiuolo del terrore. Un crogiuolo dove spesso non è facile distinguere tra i colpi messi a segno dai miliziani curdi del Pkk e quelli rivendicati dallo Stato Islamico. Per capire perché questo paese della Nato, abitato da 70 milioni di musulmani, sia precipitato nelle spire dell'odio bisogna analizzare non tanto le mosse dei potenziali terroristi quanto quelle di Recep Tayyp Erdogan, l'uomo che da 14 anni governa su Ankara e dintorni. Sul fronte curdo Erdogan è accusato d'aver tradito gli accordi di pace avviati nel 2012 e gettati alle ortiche quando le formazioni siriane, alleate del Pkk, hanno incominciato a combattere l'Isis e gli altri gruppi jihadisti vicini ad Ankara. La questione siriana e l'ambiguo ruolo della Turchia è fondamentale anche per capire il colpo di coda di uno Stato Islamico. Convinto di poter riportare Damasco nell'orbita di una Turchia neo-ottomana, Erdogan cavalca - fin dal 2011 - l'ostilità dell'Occidente nei confronti di Bashar Assad sostenendo i gruppi jihadisti della ribellione siriana. E non si ferma neppure quando si tratta di armare l'Isis o di acquistare il greggio proveniente dai pozzi siriani controllati del Califfato.

Il segnale più evidente della prolungata e compiacente copertura offerta ai terroristi dell'Isis è il passaggio dal confine turco-siriano di oltre 5000 jihadisti provenienti dai paesi europei e di altri 30mila partiti da altre regioni del globo. Dal 2011 fino alla prima metà del 2015 quest'autentica internazionale del terrore sfrutta la mancanza di controlli garantita da un apparato di sicurezza evidentemente poco interessato ad arginare la marea jihadista. L'apatia delle forze di sicurezza di Ankara permette all'Isis di costruire autentici santuari all'interno dei territori turchi e svolgere un'attività di proselitismo che contribuisce alla nascita di un'area grigia composta da decine di migliaia di esponenti radicali pronti a offrire coperture e assistenza ai militanti del Califfato.

Non a caso tra il 2014 e il 2015 i quotidiani anti-Erdogan ospitano numerose lettere d'infermiere e medici pronti a denunciare l'assistenza sanitaria offerta dagli ospedali turchi ai militanti dell'Isis feriti in Siria. Ma l'indignazione di tanti cittadini non basta a smuovere Erdogan. La svolta arriva solo dopo gli attentati di Parigi del novembre 2015. L'ormai manifesta doppiezza turca nei confronti del terrorismo, i bombardamenti delle zone curde spacciati per operazioni contro lo Stato Islamico e la svolta autoritaria di un Erdogan pronto ormai a sbattere in galera giornalisti e dissidenti interni spingono Stati Uniti ed Europa, Francia in testa, ad esercitare pressioni sempre più dure su Ankara. Quelle pressioni, unite all'isolamento energetico decretato da Mosca e alla crisi economica determinata dall'azzeramento del turismo costringono Erdogan a un brusco dietrofront. L'Isis si ritrova così nel mirino di quelle stesse forze di sicurezza turche attentissime - fino a poche settimane prima - a garantirgli armi, finanziamenti e libertà di movimento. La svolta è decisiva perché - a differenza di quanto successo nell'autunno 2014 a Kobane - le forze dell'Isis in Siria si ritrovano attaccate e vulnerabili anche sul lato del confine turco. Ma è troppo tardi. Per le forze del Califfato ormai profondamente incistate nel territorio e nei settori più estremisti dell'opinione pubblica islamista il dietrofront di Ankara rappresenta un tradimento da punire con il sangue. Un tradimento reso ancor più grave dalla svolta politica di un Erdogan che negli ultimi giorni oltre a riallacciare i rapporti con Israele congelati dal 2010 - non esita scusarsi con Putin per l'abbattimento dell'aereo russo colpito da un missile di Ankara durante i bombardamenti delle posizioni dei ribelli siriani al confine turco. Due mosse troppo recenti per rappresentare la causa ultima di un attentato all'aeroporto che ha richiesto, evidentemente, preparativi assai più lunghi, ma sufficienti per capire che la guerra dell'Isis alla Turchia è solo agli inizi.