La figuraccia Rai da Berlino "Buttano soldi con le sedi estere"

Ancora polemiche sulla mancata copertura dell'attentato di Berlino da parte del corrispondente Rai, Rino Pellino. I vertici dell'azienda: "Il giornalista era in permesso sindacale"

La Rai ancora nel mirino per la copertura mediatica data agli attentati di Berlino ed Istanbul. Oggi, dai vertici Rai, è arrivata la risposta all’interrogazione parlamentare del deputato dem Michele Anzaldi sul motivo per cui, nonostante le sedi estere, l’attentato di Berlino sia stato coperto da un cronista dell’Ansa e uno di Repubblica, mentre quello di Istanbul da un giornalista Radio Radicale.

La difesa della Rai

"In primo luogo si ritiene opportuno mettere in evidenza come le sedi estere siano comunque disponibili a fornire su richiesta di Reti e Testate, informazioni e contributi salvo ovviamente le prestazioni direttamente connesse all'immediata presenza in video ed in voce del corrispondente", scrive la dirigenza Rai il 16 gennaio. "In linea generale la Rai provvede in casi di rilevanti periodi di assenza per ferie e o altro titolo ad adottare le opportune determinazioni per assicurare la necessaria continuità del presidio degli uffici. Nel quadro sopra sintetizzato (nello specifico l'attentato di Berlino -ndr) nella circostanza degli avvenimenti di Berlino il corrispondente era - nella sua qualità di fiduciario dei corrispondenti esteri - in permesso sindacale per la consulta dei comitati di redazione; tenuto conto della ridotta durata del permesso non si era provveduto alla sostituzione del corrispondente".

"La copertura della strage è stata comunque assicurata dal Tg2 - prosegue la dirigenza Rai - che ha tenuto aperta l’edizione delle 20.30 fino oltre le 23 con il contributo di Rino Pellino in studio da Roma più l'edizione straordinaria del Tg1 dalle 22:00, lo speciale Tg3 dalle 22:43 e lo speciale Porta a Porta e naturalmente il flusso di Rai News. Per quanto attiene all'incidenza degli uffici di corrispondenza rispetto all'offerta informativa sotto il profilo economico questa è valutabile - precisano poi - in una quota inferiore all'1% a fronte di oltre 20mila contributi in termini di servizi chiusi, collegamenti, reportage, dossier, dirette) forniti annualmente dalle sedi estere”. Per quanto riguarda la tecnologia adottata, dalla Rai, fanno sapere che è in atto “un processo di rinnovamento che vede oggi i mezzi di produzione delle sedi estere in gran parte digitalizzati” e che “le stesse sedi in ogni caso dispongono nel contempo anche di mezzi analogici per la gestione dei materiali conservati negli archivi e nelle rispettive teche".

La replica di Anzaldi

Il deputato Anzaldi, interpellato dal Velino, ha replicato che “dalla risposta della Rai si evince che il corrispondente da Berlino Pellino era assente durante le ore della strage del mercatino in quanto in permesso sindacale" e "dunque non è stato ritenuto opportuno sostituirlo”. “Se la dirigenza pensava di poterne fare a meno, viene da chiedersi a cosa servano queste costose sedi estere”, attacca Anzaldi che chiede che venga rivisto il ruolo delle sedi estere visto anche che quella di “Berlino è ancora in analogico, quindi non può neanche mettere in vendita le eventuali immagini e servizi che produce".

"Le sedi estere che sono state per anni il fiore all'occhiello del servizio pubblico, dovrebbero diventare uffici specializzati e ammodernati per avere una marcia in più rispetto a quello che può fare un giornalista da Roma", chiosa con Anzaldi."Quando c'è un evento vince chi arriva prima e chi ha le immagini migliori. Gravissimo - conclude - che i due eventi di cui sopra siano stati coperti da corrispondenti di altre testate. La soluzione non è buttare soldi, basti pensare all'ottimo servizio reso comunque nel corso dell'attentato da Rai News a costi zero".