Appello di 500 italiani fermi per neve all'aeroporto di Istanbul: fateci tornare

E in 62 scuole di Roma studenti in classe con cappotti e berretti

«Siamo a Istanbul da venerdì, bloccati all'aeroporto come profughi, abbiamo tantissima paura perché voglio solo ricordare che la Turchia è il luogo di attentati e proprio in questo aeroporto, non molto tempo fa, dei terroristi hanno compiuto un massacro di pendolari come noi che aspettavano di poter partire». A parlare è un avvocato toscano, Pina Biagini, che insieme con «almeno altri 500 italiani», sono bloccati all'aeroporto della capitale turca poiché da venerdì, causa forte nevicata, non riescono a fare ritorno in Italia. «Siamo disperati, qui c'è il caos e l'unica cosa che ti garantiscono è l'albergo per passare la notte ma, per motivi di sicurezza, non ci riconsegnano neanche i bagagli. Ieri - afferma Biagini - siamo dovuti addirittura andare in giro per Istanbul a comprare mutande e calzini. Abbiamo cercato di contattare l'ambasciata, ma ci dicono che non ci sono voli e, quindi, siamo costretti a rimanere qui. Ci siamo informati e per domani non c'è alcun volo disponibile. Siamo - conclude Biagini - in balia di nessuno con i mitra della polizia addetta alla sicurezza in bella vista e con una paura che ti fa tremare. La nostra unica speranza è che da Roma qualcuno si passi la mano sulla coscienza e ci dia la possibilità di tornare a casa.».

Meno drammatica, ma certamente spiacevole, è l'odissea che hanno trascorso i ragazzi di 62 scuole di Roma in queste giornate gelide. Nonostante l'operazione «Scuole calde» lanciata dalla sindaca Virginia Raggi, che prevedeva la riaccensione dei termosifoni con almeno 24 ore di anticipo sulla ripresa delle attività scolastiche, gli studenti sono stati costretti a seguire le lezioni con cappotti e berretti per un ritorno in classe all'insegna del freddo più pungente. «Su un totale di 1.124 impianti termici nelle scuole di competenza di Roma Capitale, sono stati segnalati 62 malfunzionamenti o mancati avvii», conferma il Campidoglio. Qualche preside è corso ai ripari con comunicati in cui si invita «a far vestire più pesanti gli alunni».