Appello Onu: "Prevenire il conflitto"

Si teme un'altra Intifada, la Turchia espelle l'ambasciatore israeliano

Il conflitto rischia ora di allargarsi sul piano diplomatico. La più attiva su questo fronte è la Turchia che, dopo aver richiamato nelle ultime ore i suoi ambasciatori dagli Stati Uniti e Israele ha convocato l'ambasciatore israeliano: lo ha dichiarato «persona non grata» e lo ha invitato a lasciare il Paese al più presto. Il ministero degli Esteri israeliano ha chiesto al console generale turco a Gerusalemme, Husnu Gurcan Turkoglu, di «ritornare nel suo paese». La richiesta è giunta così poche ore dopo un analogo passo di Ankara nei confronti dell'ambasciatore israeliano in Turchia, Eitan Naeh. Era già successo nel 2011 e nel 2016. Le frecciatine tra i due paesi sono continue: il presidente turco Recep Tayyp Erdogan l'altro ieri aveva accusato Israele di «genocidio» e il premier israeliano Benjamin Netanyahu gli ha risposto su Twitter. «Erdogan è uno dei più grandi sostenitori di Hamas, quindi non c'è dubbio che sia un esperto di terrore e massacri. Vorrei suggerirgli di non fare il moralista con noi».

L'angoscia sale anche tra i leader europei. La cancelliera Angela Merkel ha espresso preoccupazione per l'escalation della violenza sulla striscia di Gaza e manifestato «comprensione per gli interessi legati alla sicurezza di Israele» al telefono col premier israeliano. Anche la Francia ha condannato le violenze: Macron al telefono con Netanyahu ha sottolineato l'importanza della «protezione delle popolazioni civili e del diritto a manifestare pacificamente». Il Belgio ha richiamato l'ambasciatrice di Israele e chiesto un'indagine internazionale a seguito del bagno di sangue a Gaza. Mentre gli Stati Uniti hanno bloccato all'Onu una richiesta di inchiesta indipendente su ciò che è accaduto al confine tra Israele e Gaza. «Israele deve calibrare l'uso della forza, deve proteggere i suoi confini ma farlo in modo proporzionato. Mentre Hamas non deve usare le proteste per mettere bombe e compiere atti provocatori», ha detto Nikolay Mladenov, coordinatore speciale dell'Onu per il processo di pace in Medio Oriente, durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sulla situazione a Gaza. «La comunità internazionale deve intervenire e prevenire una guerra», ha aggiunto Mladenov, definendo la situazione nella Striscia «disperata». La Corte penale internazionale dell'Aja «prenderà tutte le misure appropriate» sulla violenza a Gaza. Lo ha dichiarato il procuratore Fatou Bensouda. «La mia squadra segue con attenzione gli sviluppi sul luogo ed esamina tutti i presunti crimini e le eventuali responsabilità», ha spiegato. Ha inoltre aggiunto che «la violenza deve cessare».

Commenti

Controcampo

Mer, 16/05/2018 - 11:36

Matanyahu a ragione! Erdogan è un patito visionista ottomano e come tale non può smentire le sue idee da a favore dei terroristi. Parla di genocidio per la morte di alcune decine di terroristi (bimbi a parte) e dimentica un milione di armeni uccisi dall'ultimo imperatore ottomano (Maometto 6°) appena un secolo fa.