Applausi, lacrime e foto La Concordia si muove...

Ore 11, al via l'operazione «senza precedenti» per traghettare il colosso a Genova. E l'inizio dell'ultimo viaggio diventa festa

Isola del Giglio - È stato l'addio più lento, macchinoso, fotografato, filmato, pianto, della storia delle partenze in mare. Eppure è un distacco così naturale. Una barca che va alle onde. La gente che sventola qualcosa, qualcuno che piange. Qui all'isola del Giglio è stata una popolazione intera a guardare, a pugni stretti o con le lacrime agli occhi, decine di paggetti a stare al fianco - il traghetto, i rimorchiatori, le motovedette - tutte le sirene a risuonare, le campane a rintoccare, infiniti scatti dedicati alla Regina che va via, come se questa volta, a inchinarsi, non fosse la nave alla costa, come nella notte in cui il sogno della crociera si infranse su uno scoglio, ma tutta un'isola, con il suo contorno di osservatori. E, inchinandosi al relitto, tutti hanno riconosciuto il lavoro svolto, il genio sorto dalla disgrazia, una tecnologia «unica al mondo», che porta il sigillo dell'Italia, come la bandiera issata ieri sulla poppa della Concordia per il suo ultimo viaggio verso Genova. Un team di aziende made in Italy , con un supporto internazionale, ha compiuto quella che verrà considerata per molto tempo la più grande operazione di parbuckling su una nave immensa: 114mila tonnellate per 298 metri di lunghezza.

È partita con un anticipo strabiliante, la Regina: quasi due ore, alle undici del mattino. Pochi minuti prima delle nove la prua devastata dalla ruggine ha iniziato a virare. Prima impercettibilmente. «Si muove!», annunciavano soprattutto i bambini, più capaci di distinguere le differenze infinitamente piccole nello spazio. Dopo trenta mesi, era come se a spostarsi fosse uno scoglio: qualcosa di fermo, granitico, immortale. E allora è partito l'applauso lungo il pontile del faro rosso. E poi le sirene delle imbarcazioni hanno iniziato a suonare, contagiandosi l'un l'altra. La prua della Concordia ha virato di quarantacinque gradi, infine di novanta. Alle undici ha preso il mare alla velocità di 1,9 nodi, in direzione dell'isola di Montecristo, spezzando quel gomitolo trasparente che la legava al Giglio dalla notte del 13 gennaio del 2012.

Hanno pianto gli ingegneri alla conferenza stampa, hanno pianto i gigliesi (una donna si è nascosta dietro al faro sul molo per non darlo a vedere) perché convivere con un mostro è doloroso, ma misterioso è il suo distacco. Hanno pianto i sommozzatori, con le facce impastate di sale e fatica, dove le lacrime non sono distinguibili dalle tracce del mare. Tutti quegli uomini sputati dalla pancia della nave come pesci usciti da una conchiglia finora segreta al mondo. I mille uomini invisibili: diver, marinai, saldatori, ingegneri, medici, che portano con se ciascuno un pezzetto di vita laggiù, tra il relitto e il fondale: «L'odore di cose putrefatte». Sì, perché era l'odore la cosa più terribile sulla Concordia, raccontano due operai addetti allo svuotamento delle cabine. E poi gli amori. Uno di loro si è addirittura sposato, un altro aspetta un figlio da una gigliese. Per molti il futuro è un'incognita: «Da domani saremo disoccupati».

La nave ha cambiato anche il mare. Ieri sera, come piccoli titoli di coda in fondo a una pellicola, alcune barche hanno provato ad avvicinarsi a quello che era il letto della Concordia, lo spicchio d'acqua dove giaceva da trenta mesi la regina.

Franco Gabrielli, il capo della Protezione Civile, invita alla «soddisfazione misurata». L'Italia ha avuto «l'energia per rimediare all'errore di un singolo», dice il sottosegretario Del Rio, evocando la Grande Colpa dietro il successo. Il sindaco, Sergio Ortelli, ringrazia il suo «popolo meraviglioso». Il parroco, don Lorenzo, ha benedetto la nave e alle dieci e mezzo ha suonato le campane a festa. Sono loro i visi quotidiani di uno show che aveva il suo direttore di scena, il regista, il sudafricano Nick Sloane. Un instant movie che presto diventerà documentario internazionale, a settembre, per National Geografic Channel .

Ma poi ci sono quegli invisibili mille ricamatori marini di un distacco epocale. È il loro giorno di luce. La folla li applaude man mano che i gommoni raggiungono la riva sulle note di «Il cielo è sempre più blu» e «Happy». Hanno festeggiato tutta la notte nei bar del porto, ridendo e piangendo perché «questa nave ci ha cambiato la vita». Il regno della Concordia con i suoi morti ha creato al Giglio, a suo modo, infinite rinascite.

 

Commenti
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vinfer

Gio, 24/07/2014 - 11:48

E mentre tecnici di spessore da oltre trenta mesi s'affannano a trovare soluzioni per rimuovere il relitto lui, il fighettone, se ne va a zonzo per l'Italia a festeggiare grazie ad una Italia permissiva ed incapace di gettare in una umida cella il primo grande colpevole di una immane tragedia scaturita dalle sue nefandezze. Il comandante è sempre il primo a pagare se si accerta altresì la sua presenza in plancia durante la pagliacciata dell'inchino.....come quello a cui hanno costretto la statua della Vergine Maria. Vergogna! Non c'è alcun rispetto per i 32 morti più il sub spagnolo e per le palate di soldi che il recupero della nave sta comportando. Non c'è rispetto per nessuno e per niente. Ecco l'Italia delle meraviglie, quella dove ognuno fa ciò che vuole, dove s'inventano ogni cosa per stare fuori dall'unico luogo che meritano, certi personaggi, il carcere.