Argentina, Senato verso il no all'aborto

Papa Francesco guarda a Buenos Aires: 37 senatori si dicono contrari, solo 31 i sì

Sembra proprio che Papa Francesco possa dormire sonni tranquilli e, con lui, l'arcivescovo di Buenos Aires, il cardinal Mario Poli, che proprio l'altro ieri aveva lanciato il suo ultimo appello pro vita rivolgendosi ai politici del Paese del tango affinché votassero «per il bene comune». Sonni tranquilli perché il Senato argentino dovrebbe respingere con una maggioranza di almeno sei voti il progetto di legge sull'aborto, approvato a sorpresa lo scorso giugno dopo una maratona alla Camera durata quasi 24 ore.

Il condizionale è però d'obbligo perché, mentre andiamo in stampa, la discussione tra i due schieramenti in cui si è divisa da mesi l'Argentina i movimenti pro vita legati alla Chiesa cattolica da un lato e chi si batte per una legislazione che consenta l'interruzione volontaria della gravidanza sino alla 14esima settimana dall'altro continua, sia dentro il Parlamento che fuori, dove il governo ieri ha mobilitato un imponente apparato di sicurezza per evitare scontri di piazza.

Il tema è molto caldo visto che la proposta di legge prevede che qualsiasi donna e per qualunque motivo desideri interrompere la gravidanza possa farlo entro il terzo mese e mezzo in una struttura pubblica, con tutte le cure gratuite del caso. In tutto il continente latinoamericano, oggi solo a Cuba gli ospedali statali accolgono le donne che entro la decima settimana intendano abortire, mentre in Uruguay il limite è stato fissato a 12 settimane. Diverso il caso del Cile, dove semplicemente la donna non rischia più il carcere come in molte altre nazioni dell'America latina come El Salvador e Nicaragua. Due stati governati dalla sinistra ma dove sono decine le donne - tutte povere, naturalmente, perché le ricche possono permettersi ospedali privati di lusso anche all'estero - ancora oggi in carcere, a scontare pene sino a 20 anni di reclusione. Condanne inferiori, invece, per le donne che abortiscono in Bolivia, Ecuador, Brasile e Venezuela, altri Paesi sul tema progressisti negli ultimi 20 anni più a parole che nei fatti, almeno stando all'iconografia del femminismo italiano degli anni 70.

Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nonostante i divieti di legge, l'America latina è oggi il continente dove si pratica il maggior numero di aborti. Nella sola Argentina sono oltre mezzo milione le donne che ricorrono a tecniche clandestine ed insalubri per evitare di avere un figlio e, in media, una di loro al giorno muore.

Stando alle intenzioni di voto raccolte dal quotidiano Clarín, quando in Italia sarà già l'alba di oggi, 37 senatori dovrebbero votare contro il progetto di legge su cui il presidente Mauricio Macri aveva detto a inizio anno il via libera - «se il Parlamento la approverà non porrò il veto e, pur essendo contrario all'aborto, la firmerò», ha ribadito ieri l'inquilino della Casa Rosada mentre 31 sarebbero a favore. In caso di bocciatura, come tutte le previsioni lasciano intendere, di nuova legge dell'aborto in Argentina non si discuterà sino al 2019.