Arriva l'app che avvisa le imprese se Donald "twitta" sul loro business

L'invenzione per permettere di reagire ai cinguettii del tycoon

I grafici a medie mobili non vi bastano? Le proiezioni societarie non vi soddisfano? Gli algoritmi sono troppo esoterici? Niente paura: d'ora in poi, per cavalcare l'onda dei mercati, vi basterà una app da smartphone. Non una qualsiasi, perché questa creata dalla statunitense Trigger Finance è legata a filo doppio all'impulso quasi pavloviano che Donald Trump ha nei confronti di Twitter. Un cinguettio continuo, uno slancio irrefrenabile al commento puntuto come uno slogan, che permette al presidente eletto di pontificare su tutto. Dalla politica allo sport, dal costume alla religione, senza trascurare quel terreno spesso perfido e minato che è l'economia.

Con le sue parole muscolari, Donald può far felice i cow-boy texani abituati a un linguaggio ispido, ma anche spostare, in una frazione di secondo, miliardi di dollari. E un tweet, come l'antico pollice romano, diventa lo strumento che può decretare la fortuna o la sventura di un titolo quotato a Wall Street. E siccome in finanza il tempismo è tutto, non appena il successore di Barack Obama esterna, in un massimo di 140 caratteri, la sua visione sulla Corporate America, ecco che l'app «Trump Trigger» (per ora disponibile solo sugli iPhone) si attiva mandando un alert. Semplice e geniale.

Finora, le applicazioni da cellulare dedicate al tycoon potevano essere semplici divertissement, tipo «Donald Trump Hairdresser» con cui è possibile spettinare la sua mitica chioma a colpi di tromba, oppure quelle palesemente avversative come «BoycottTrump»; altre - «Signal» su tutte - permettono di tutelare la privacy di chi è convinto che il nuovo inquilino della Casa Bianca farà di tutto per mettere il naso in casa nostra. «Trump Trigger» sembra avere una marcia in più, rivolgendosi a un target preciso e sfruttando un social come Twitter molto utilizzato nel mondo degli affari.

C'è da scommettere che l'app non rimarrà a lungo inattiva sui melafonini. Ieri, durante la prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale, The Donald è tornato a ringraziare Fiat Chrysler e Ford per gli investimenti annunciati negli Stati Uniti dopo aver già twittato il suo «Thank you!» un paio di giorni fa. Un plauso al gruppo guidato da Sergio Marchionne che lunedì scorso aveva dato un immediato boost al titolo, salito dell'1,4%. L'effetto benefico non sembra tra l'altro ancora svanito, visto che le azioni del Lingotto hanno guadagnato ieri il 3,15%. Del resto, Trump intende premiare chi produce sul suolo statunitense con generosi sgravi fiscali, destinati ad avere riflessi positivi sui profitti. Per chi non accetta le nuove linee-guida di politica economica, improntate a un protezionismo che sembrava sepolto, sono invece dolori. Ne sa qualcosa Toyota, minacciata di tasse più alte se confermerà l'intenzione di costruire un nuovo stabilimento in Messico. Un caveat, costato ai giapponesi oltre 1,2 miliardi di dollari di capitalizzazione, che «Trump Trigger» avrebbe subito segnalato.

Commenti
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gzorzi

Gio, 12/01/2017 - 13:36

Per ora tanti "twitt" ma niente arrosto.