"Arriva lo spazzaneve...". Sull'hotel delle vacanze invece piomba l'inferno

La valanga provoca 4 morti e oltre 26 dispersi. Spaventati dal sisma avevano le valigie pronte

Gli ultimi messaggi su Whatsapp provano a esorcizzare la paura: «Ormai il terremoto quello che doveva fare l'ha fatto». «Statti tranquillo e scendi domani», risponde un parente. Ma no, anche prima perchè lassù, fra le stanze e i saloni dell'hotel Rigopiano, gli ospiti hanno preso una decisione: andare via subito. Troppa paura, la terra balla di continuo e l'epicentro delle ultime scosse si è spostato in Abruzzo, a Montereale, pochi chilometri in linea d' aria. Siamo alle pendici del Gran Sasso e la struttura è meravigliosa, anche a sentire i vip che l'hanno frequentata come Barbara D' Urso che ora prega e spera in un miracolo impossibile.

Alle due del pomeriggio di mercoledi sono tutti nella hall, con le valigie in mano dopo aver saldato il conto, e lì arriva la comunicazione tranquillizzante: «Alle cinque sara quì lo spazzaneve e ve ne andrete. Grazie per esser stati al Rigopiano». Il personale, otto ragazzi e ragazze, si fanno in quattro per risolvere i picoli grandi problemi di tutti gli hotel del mondo. Questo ha un suo fascino particolare: un corpo di tre piani immerso nei boschi, la piscina riscaldata, la spa. Ma quando arriva questo spazzaneve? Fuori c'è una muraglia di neve, alta due metti, due metri e mezzo. «Lo spazzaneve accompagnerà i clienti più tardi», forse intorno alle 19. É l' ultimo messaggio che viene diffuso per arginare il nervosismo che serpeggia. La scatola nera, virtuale, da quel momento tace.

Sono passate le cinque del pomeriggio: Giampiero Parete, uno chef di 38 anni, esce nel parcheggio per cercare una pillola contro il mal di testa, come chiestogli dalla moglie Adriana che rimane in camera con i bambini, Gianfilippo e Ludovica. «Mentre tornavo verso l'albergo - è il suo racconto - ho sentito rumori e scricchiolii e ho visto la montagna cadere addosso all'edificio». Si. Detriti. Rami. Neve. Tantissima neve. Una valanga che tira giù tutto. Perfida e cattiva perchè innescata dal terremoto in un risiko diabolico che ha pochi precedenti. La massa precipita dai 2400 metri del monte Siella, scende lungo un fronte di 300 metri, sradica un bosco, annienta tutto quello che trova. L' hotel viene sommerso e sventrato, le stanze sono come bombardate, la mobilia scardinata e sfondata, alcuni materassi verranno ritrovati dai soccorritori, quando arriveranno ore e ore dopo,a centinaia di metri di distanza. Lo stesso hotel viene spostato di dieci metri da quella forza sovrumana. É un'ecatombe che spazza via tutto e uccide, secondo gli ultimi conteggi, 32 persone. Ma Parete è salvo anche se ha appena perso la sua famiglia, e prova a rientrare là dentro: «La valanga ha travolto anche me, ma solo parzialmente, sono riuscito a liberarmi e ho cercato di tornare nell'albergo». Impossibile. Anzi: «Ho rischiato di rimanere intrappolato. Allora mi sono attaccato a un ramo e piano piano sono tornato verso la macchina».

Qui Parete s'imbatte in Fabio Salzetta, l'altro miracolato. Il manutentore del Rigopiano. Si fanno coraggio ed entrano in macchina. Il cuoco si mette in contatto con il suo datore di lavoro a Silvi Marina e gli descrive il disastro. «I miei figli sono là sotto. Aiutami». Ma non si fa illusioni: «Sono morti, sono morti tutti». L'hotel è una gigantesca bara. Ghiacciata e silenziosa. Silenzio. Solo silenzio. Il buio e un freddo cane a fare compagnia ai due.

Intanto a Silvi Marina, Quintino Marcella lancia l'allarme, chiama 112, 113 e tutti i numeri possibili ma non gli credono o sottovalutano le sue parole. Intorno alle 20 finalmente la macchina si mette in moto: le telefonate rimbalzano, i cellulari sono muti, nemmeno un messaggio. Gli unici segnali arrivano dai due disperati: «Moriamo di freddo».

Ma raggiungere il luogo del disastro è un'impresa: la muraglia di ghiaccio è impenetrabile e allora la colonna si sdoppia. Le auto, precedute da una gigantesca turbina che scava nel ghiaccio, avanzano a passo d'uomo. Dieci arditi, dieci finanzieri, tentano il tutto per tutto: si mettono ai piedi sci e pelli di foca e partono nella notte come fosse una kermesse di scialpinismo. Invece è una gara contro il tempo anche se per molti il tempo è già scaduto. Alle quattro gli sciatori temerari sono nel piazzale: salvano i due, ormai in ipotermia, ed entrano nell'albergo. O almeno ci provano. Scavano con le mani. Inviano le prime immagini scioccanti. Alle 13 ecco i rinforzi, bloccati pure perchè la turbina era rimasta senza gasolio e le taniche sono state portate a mano. I corpi vengono estratti con il contagocce: uno, due, tre. La contabilità della sciagura è bloccata per ore. Come i medici, calati dagli elicotteri con i verricelli e impotenti. Come i cani che non trovano tracce. C'è solo la morte, là sotto. E i primi accenni di polemica sullo spazzaneve che non è mai arrivato.