Artigiani furiosi con le banche: «Anche noi vogliamo lo sconto»

Forte con i deboli, debole con i forti. Ecco il modus operandi delle banche. Certo nulla di nuovo per i titolari di piccole e medie imprese che negli ultimi anni sono stati costretti ad abbassare le saracinesche e chiudere le proprie attività causa crisi. «Le banche non concedono mutui», si sente ripetere ormai dal 2007. E più che una motivazione, questa, è diventata una sentenza. Una tragica litania alla quale sottostare e di fronte alla quale non poter far nulla. Se non pagare un prezzo altissimo, ben più alto di quello che a un istituto di credito sarebbe costato salvare quell'attività. Chiudere tutto, cacciare i propri dipendenti, perdere lavoro e dignità, mettere in ginocchio la propria famiglia. E in molti casi arrivare anche a dire basta, farla finita. Eppure spesso, troppo spesso, sarebbe bastato poco. Una dilazione, una deroga, un piccolo prestito per tirare avanti ancora un po', rimettersi in sesto e tornare a respirare. Ma niente, dalle banche solo garbati rifiuti e nessuna speranza.
Ma se l'azienda in questione è un colosso, con migliaia di dipendenti, un buco nero dove le banche hanno versato milioni su milioni, ecco che come per magia l'atteggiamento cambia, si fa più accondiscendente e alla fine, in un modo o nell'altro, un accordo si trova. E così Unicredit, Intesa San Paolo, Banca Popolare di Sondrio e Monte dei Paschi, che in Alitalia avevano immesso moneta sonante per ben 565 milioni di euro che la compagnia di bandiera non aveva alcuna possibilità di restituire che fanno? Sigilli, carte, bollate, chiusure, licenziamenti e suicidi? Neanche a parlarne. Anzi. Disponibilissimi a venire incontro all'azienda con un piano ad hoc. Innanzitutto un terzo del debito, oltre 180 milioni di euro, viene cancellato con un tratto di penna. Puff, come non fosse mai esistito. E sui restanti due terzi? Tassi altissimi e tempi strettissimi per la restituzione? Figurarsi, 376 milioni e spiccioli convertiti in azioni di Alitalia così da far diventare il pool di banche azionista a tutti gli effetti della nuova azienda.
Un'ottima soluzione, che permette alla compagnia di bandiera di sopravvivere ed essere più appetibile sul mercato in vista dell'accordo con Etihad e alle banche di fare un reale investimento. Tutti felici? Non proprio. «Se le banche rinunciassero al 30% dei debiti che gravano sulle micro, piccole e medie imprese a rischio chiusura, come faranno per Alitalia, si potrebbero salvare 70mila aziende, per circa 200mila dipendenti e relative famiglie», spiega in una nota l'Unione artigiani che lamenta una disparità di trattamento enorme da parte delle banche. «Le pmi artigiane con esposizioni in sofferenza verso il mondo bancario - spiega il segretario generale degli artigiani Marco Accornero - assommano debiti pari a circa 3 miliardi di euro. Se si applicasse il “metodo Alitalia”, le banche dovrebbero cancellare il 30% del loro debito pari a 900 milioni di euro e la gran parte di esse si salverebbe, come i loro dipendenti e famiglie».
L'obiezione potrebbe essere che con questa eventualità l'esposizione degli istituti di credito sarebbe su cifre ben maggiori ma a livello di investimento, spiegano gli artigiani, il rischio d'impresa sarebbe minore. «Per Alitalia si tratta di un solo, unico e pericolosissimo rischio per le banche» mentre in caso di «condono» alle piccole e medie imprese italiane gli effetti «ricadrebbero in maniera molto più apprezzabile sull'intero sistema economico del Paese». Ma vuoi mettere quanto più facile sia per le banche essere forti con i deboli e deboli con i forti?