Asili nido, prima i veneti Così la Regione apre la corsia preferenziale

Approvato il progetto di legge della lista Tosi Priorità a famiglie native e residenti da 15 anni

«Prima i veneti». Un altro passo avanti è stato fatto dalla Regione Veneto per mantenere fede a quello che è stato da sempre il primo obiettivo del presidente Luca Zaia, della Lega Nord. Una nuova regola approvata dal Consiglio regionale sugli accessi ai servizi educativi per la prima infanzia e gli asili nido di competenza comunale, ribadisce la volontà di aiutare chi in Veneto vive e lavora da oltre quindici anni. E può essere anche di nazionalità straniera, l'importante è che risponda a questo requisito, che diventa prioritario nella scelta delle domande dei genitori che chiedono di poter usufruire dell'asilo nido. Tutti gli altri potranno accedere al servizio ma solo dopo e solo se ci saranno ancora dei posti liberi. La proposta verrà applicata solo alle strutture comunali, che in Veneto rappresentano circa il 10 per cento, mentre non toccherà i sistemi di graduatoria degli asili paritari parrocchiali.

«Siamo costretti a prendere iniziative simili perché lo Stato continua a tagliare», ha detto in aula l'assessore al Sociale, Manuela Lanzarin, che ha spiegato anche come la proposta sia nata per sopperire ad un'esigenza pratica: «Ci sono genitori che vivono e lavorano in Veneto da sempre e che a causa del reddito Isee alto si vedono scavalcati nelle graduatorie per l'accesso ai nidi comunali. Così per poter mantenere il lavoro sono costretti a pagare rette altissime nei nidi privati. Questo a favore di genitori arrivati qui da qualche anno, con Isee basso, spesso di origini straniere». La proposta, che contiene anche una corsia prioritaria per i bambini disabili, era già stata licenziata a maggioranza in commissione Sanità, ed ha creato - come prevedibile - non poche perplessità. La legge si basa su un progetto di legge della Lista Tosi che ha raccolto l'adesione di più gruppi di maggioranza e 30 voti favorevoli (Lega, Lista Zaia presidente e Fratelli d'Italia), perché - come ha sottolineato il tosiano Maurizio Conte: «Si possono cambiare i simboli ma gli ideali restano». Per questo la sua firma, con quella della collega Giovanna Negro, è in calce alla proposta di legge che ha avuto i voti contrari di Pd e Movimento 5 Stelle - che in un primo momento sembrava essere favorevole alla legge - e tre astensioni di Forza Italia. «Stiamo attenti ad inseguirci su temi così delicati - ha voluto sottolineare Massimo Giorgetti - avendo soltanto un obiettivo ideologico e propagandistico». Estremamente combattivo il dem Claudio Sinigaglia che, nei suoi tredici interventi, ha evidenziato come i bambini stranieri siano appena il 9 per cento di quelli presenti negli asili veneti, ed ha tacciato la legge di «superficialità» e si è detto speranzoso in una impugnazione da parte del governo perché «è evidente che si crea una disparità di trattamento». La legge della Regione Veneto che regola le graduatorie di accesso agli asili nidi, arriva dopo quella che regola l'assegnazione delle case popolari, dove - accanto alla cittadinanza o il possesso del permesso di soggiorno - viene richiesta anche la residenza in Veneto da almeno 5 anni.