Aspirante martire di Cremona in giro per l'Europa

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, lo ha espulso dall'Italia il 19 gennaio considerandolo un estremista islamico. I nostri agenti lo hanno rimpatriato nel suo paese d'origine, il Kosovo, ma pochi giorni dopo è tornato nell'Unione Europea, lungo le rotte dei clandestini, fino alla Germania. Il sospetto jihadista, che è uscito dalla porta e rientrato con facilità dalla finestra nell'area comunitaria del vecchio continente si chiama Resim Kastrati. Giovane kosovaro di 22 anni viveva in provincia di Cremona.

Nella richiesta di espulsione il Viminale lo accusa di aver abbracciato «l'ideologia jihadista e di essere nelle condizioni di reperire documenti contraffatti e armi da fuoco». Oltre ad «aver manifestato l'intenzione di compiere atti estremi per difendere l'onore del profeta». Kastrati nega tutto o quasi e in un'intervista al settimanale Panorama , dopo l'espulsione, sosteneva: «Non dico di averlo fatto, ma anche se avessi appoggiato i ribelli, come l'Esercito libero siriano, perché avrei dovuto essere espulso? L'America li sta aiutando e anche l'Unione europea». A parole condanna l'Isis, ma non il simbolo della bandiera nera che rappresenta il sigillo del Profeta. Per Maometto, aveva scritto su Facebook , è pronto a sacrificare la vita. Alle accuse di aver finanziato la causa jihadista rispondeva a Panorama che ha solo «dato una mano al' Ong Islamic relief Italia a raccogliere aiuti umanitari per i rifugiati siriani».

Resim, oltre a un lavoro senza contratto come macellaio, era rimasto coinvolto come intestatario del covo di una banda di delinquenti albanesi accusati di rapina. A Cremona lo hanno accusato di truffa (in casa sua c'erano macchinari per clonare i bancomat) e detenzione di droga.

Non solo: Kastrati conosceva, come dimostra una fotografia che li ritrae assieme fornita dallo stesso kosovaro, Ahmed Riaz, il pachistano arrestato mercoledì dai carabinieri del Ros, pure lui con un ordine di espulsione dall'Italia sulla testa per contatti con una rete jihadista. I due espulsi frequentavano il centro islamico di Brescia e Resim seguiva i sermoni di Bilal Bosnic, il predicatore itinerante arrestato a Sarajevo con l'accusa di reclutare combattenti per il Califfato. Il 19 gennaio i poliziotti italiani hanno accompagnato Kastrati fino all'aeroporto di Pristina per consegnarlo alle autorità kosovare. L'antiterrorismo locale lo interroga lasciandolo andare convinti che rimanesse nella sua città natale, Prizren. L'espulso ha un altro piano. Lungo la principale rotta balcanica dei clandestini supera il confine serbo e arriva in Ungheria. Per sua stessa ammissione via Facebook viene fermato assieme ad altri immigrati illegali, ma dopo 40 ore gli ungheresi fanno ripartire tutti.

Nessuno lo controlla o chiede informazioni. Kastrati giunge tranquillamente in Germania, dove il 6 febbraio si fa immortalare con due amici in un selfie per le strade di Monaco. Dal Viminale spiegano che i decreti di espulsione per gli estremisti islamici hanno valore solo per il territorio nazionale e non per tutti i paesi Schengen. Così un espulso può rientrare come clandestino nell'Unione europea. L'obiettivo di Kastrati è fare ricorso contro l'espulsione per tornare a Cremona e sposare la fidanzata italiana. Oggi si trova nel Baden Württemberg e su Facebook scrive più o meno candidamente: «Chiederò asilo alla Germania».