Atene in ginocchio: oltre cento morti, "I roghi erano dolosi"

Quarantasette focolai hanno incendiato i boschi che circondano la capitale greca. Quasi 600 feriti e 700 sfollati, il Paese è diviso a metà Mati e Rafina sparite come Pompei Tre giorni di lutto nazionale

Atena. Prometeo che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e, per questo, subisce la punizione di Zeus. In Grecia, però, nessuno oggi ha voglia di guardare alla mitologia per commentare ciò che hanno prodotto i 47 focolai contemporanei che hanno dato la morte a quasi cento persone. I feriti sono poco meno di 600, tra cui 23 bambini (12 dimessi e 11 gravissimi), gli sfollati più di 700 e i dispersi 100. Grecia spaccata a metà, con la chiusura della strada Atene-Corinto che «galleggia» sull'omonimo stretto e porta al Peloponneso. I primi soccorritori, in lacrime, hanno evocato addirittura Pompei dopo aver ritrovato famiglie intere abbracciate e carbonizzate in spiaggia, o nelle proprie auto, o ancora in casa: in tutto 26 persone.

Era dal 2007 che la Grecia non subiva una tragedia simile: undici anni fa per dodici giorni le fiamme avvolsero il Peloponneso e Evia, facendo una settantina di vittime. Oggi i numeri e gli scenari sono, se possibile, peggiori. Mati e Rafina sono due perle a pochi minuti di auto dalla capitale greca: non solo ville di pregio e centri residenziali, ma spiagge incontaminate, condomini estivi e tanta natura selvaggia. Il fuoco li ha cancellati, come hanno mostrato le immagini trasmesse dai droni americani, ormai di casa in Grecia dopo l'abbandono della base turca di Incrilik, subito impiegati per dare un supporto ai soccorsi. A Mati si sono registrate le situazioni più drammatiche: i turisti in spiaggia sono rimasti intrappolati, con le fiamme alle loro spalle e l'unico approdo in mare. Molti hanno scelto di tuffarsi, alcuni però sono morti: sballottolati sugli scogli, trascinati dalla corrente o raggiunti dalle fiamme ancora prima di immergersi. Donne, bambini e anziani i più colpiti. Altri sono stati salvati dalla fregata Ellis della Marina Militare ellenica e dalle trenta imbarcazioni che si sono mobilitate per raccogliere i «fuggiaschi».

Le scene sul lungomare di Rafina sono apocalittiche: mostrano ciò che hanno lasciato i vacanzieri, come scarpette di bimbi, giochi e borse da mare. Tutto intorno solo cenere e fumo denso, talmente alto che ha raggiunto anche Atene e la vetta del Partenone. Molti cittadini sono morti per soffocamento, perché le cinque aree colpite dalle fiamme sono state da subito impraticabili: è come se cinque bombe atomiche fossero scoppiate contemporaneamente, ha detto una donna ai vigili del fuoco che, da oggi, dovranno coadiuvare gli investigatori incaricati di fare luce sull'accaduto. L'imponente dispiegamento di forze non è servito ad evitare così tante vittime: a Kineta 150 pompieri con cinque elicotteri, a Kallitechnoupoli 190 pompieri, 96 veicoli e due aerei Canadair. É stata creata una piattaforma su Internet che censisce le persone disperse consentendo a chiunque di scrivere ad esempio dove si trovava al momento dell'incendio e se ha esigenze specifiche (come quelle mediche). Il comune di Patrasso ha promosso una raccolta di emergenza per dare fiato ai senzatetto che da ieri girovagano per Rafina e Pentelis: acqua, medicine, prodotti per bambini, alimenti in scatola, saponi saranno raccolti dalle associazioni di volontariato, al pari degli uffici della Croce Rossa a Patrasso mobilitata assieme a Caritas Hellas.

Da oggi è attiva una raccolta straordinaria di sangue per i nosocomi dove sono stati ricoverati i feriti. La macchina della solidarietà può contare anche sul supporto dei privati, come Attika Polykatstimata che ha donato 100mila euro ai Vigili del Fuoco.

La compagnia telefonica Cosmote ai cittadini colpiti dagli incendi offre minuti di conversazione e giga gratis fino al 31 luglio per favorire le comunicazioni. Tre i giorni di lutto nazionale. Parla di «immenso rispetto per le migliaia di volontari che si dichiarano presenti» il premier Alexis Tsipras che non esclude che i roghi siano di natura dolosa: «Io voglio promettere questo: nessuno sarà dimenticato, nessuno sarà lasciato indifeso senza l'aiuto dello stato. Ma nessuna questione rimarrà senza risposte». Come quella della mega speculazione edilizia che non ha concesso vie di fuga tra spiagge e pinete.