Attacco al forzista Fiori Il sequestro di Pompei diventa un caso politico

Nel mirino della Corte dei conti regionale l'ex commissario e i lavori fatti negli anni dell'emergenza. Forza Italia: «È tutta una bufala»

Un sequestro conservativo di beni, per la somma di circa 5 milioni e 779mila euro è stato eseguito dalla Guardia di finanza nei confronti dell'ex commissario delegato per l'emergenza degli scavi archeologici di Pompei, Marcello Fiori, responsabile dei Club Forza Silvio. L'indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore generale della Corte dei conti, Donato Luciano che, oltre a Fiori ha messo sotto inchiesta altri nove, tra dirigenti del ministero dei Beni culturali e della Regione Campania. I dieci hanno ricevuto un invito a fornire deduzioni. La vicenda finita sotto la lente di ingrandimento della Procura regionale della Corte dei conti per la Campania è quella dei lavori complementari realizzati nel 2010 per la fornitura di attrezzature per spettacolo e per l'allestimento scenico del Teatro grande di Pompei «esorbitanti rispetto all'obiettivo di messa in sicurezza, conservazione e restauro del patrimonio del sito archeologico» spiegano le Fiamme gialle di Torre Annunziata. Lavori che, secondo l'accusa, dovevano costare 450mila euro ma lievitati fino a circa 8 milioni.

Forza Italia fa quadrato intorno a Fiori e Silvio Berlusconi esprime solidarietà: «Mi ha telefonato - dice il dirigente di Fi - io ho rimesso il mio mandato e lui mi ha detto “non scherziamo”». Renato Brunetta lo difende in conferenza stampa: «La notizia è una bufala, non c'è stato un sequestro ma un provvedimento cautelativo rispetto a un possibile danno erariale emerso da un procedimento penale in corso». Giovanni Toti aggiunge: «Una bufala giudiziaria, abbiamo piena fiducia in lui». E Fiori: «Non sono mai stato condannato da nessun giudice e trovo abnorme che ci si muova così».

Su questa storia è in corso un processo presso il Tribunale di Torre Annunziata, con sette imputati, tra i quali lo stesso Fiori. Le accuse sono di abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato. È la solita storia. Si avvicinano le elezioni e tornano le inchieste che sembrano scattare ad orologeria per diventare «politiche». Il sito più visitato al mondo continua a mietere vittime e a portar male, soprattutto a Forza Italia. Nel 2010 l'allora ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi fu costretto a dimettersi per le polemiche innescate dal Pd a seguito del crollo della Domus dei Gladiatori. Uno degli artefici della bagarre, Dario Franceschini è oggi ministro e sul nuova caso ha commentato: «C'è la giustizia che deve fare il proprio mestiere. È molto semplice». La sinistra non perde il vizio di cavalcare i guai giudiziari altrui. Ma, intanto, anche sotto il suo ministero, Pompei continua a crollare, il degrado è sotto gli occhi delle migliaia di visitatori stranieri che ogni giorno affollano gli scavi. Gli inquirenti, inoltre, sostengono che «l'affidamento dei lavori è stato effettuato senza gara, ed è avvenuto in violazione delle disposizioni emergenziali che imponevano al commissario delegato l'attuazione delle misure dirette alla messa in sicurezza e salvaguardia dell'area archeologica». La storiaccia trae origine dal decreto del presidente del Consiglio del 4 luglio 2008 che «in considerazione dei numerosi crolli verificatisi e del grave pericolo in atto nell'area archeologica di Pompei», dichiarò fino al 30 giugno 2009, lo stato di emergenza, poi prorogato fino al 30 giugno 2010. Con lo stato di emergenza furono emanate nell'arco di due anni diverse ordinanze di protezione civile, pari a 79 milioni di euro, stanziati per la messa in sicurezza degli scavi.

I dirigenti ministeriali e regionali, compreso Fiori, che hanno ricevuto l'invito a fornire deduzioni

I milioni di euro stanziati nei due anni di stato di emergenza per la messa in sicurezza dell'area archeologica di Pompei

di Carmine Spadafora

Napoli

I milioni di euro in beni di sequestro conservativo eseguito dalla Gdf nei confronti dell'ex commissario Fiori