Attentati, circolare agli agenti: "Armati anche fuori servizio"

Nelle scorse settimane la comunicazione della polizia Allerta a Milano: più controlli su persone e zone a rischio

Quando la paura è un concetto concreto e peraltro motivato, bisogna fare sistema. Tra chi controlla il territorio, chi si occupa delle indagini, chi si concentra sull'intelligence. Anche l'Italia deve realmente temere il terrorismo islamico? E allora il capo della polizia Franco Gabrielli si espone in prima persona e in due interviste afferma senza mezzi termini che «prima o poi l'Isis colpirà anche noi». E le novità non si fermano qui. Se negli ultimi tempi, infatti, se ne era parlato spesso - ma il risultato era sempre rimasto un nulla di fatto - dopo una circolare emessa a novembre scorso dal Dipartimento di pubblica sicurezza, è doveroso, per qualunque appartenente alle forze dell'ordine di tutta Italia, girare armato anche fuori servizio. Un invito su cui, i primi tempi, era scesa una coltre di riservatezza, ma che adesso non è più possibile negare e tanto meno smentire.

Nel frattempo a Milano la tensione tra la gente è altissima. Ora che l'espressione «attentato in Italia» è stata sdoganata da Gabrielli, è chiaro che le persone temano ogni borsa o valigia abbandonata e non si sentano affatto sicure quando salgono su un convoglio della metropolitana. Non diciamo nulla di nuovo affermando che la nostra città rappresenta uno dei punti più critici dell'intera nazione. Non solo perché la Lombardia ha il numero più alto di foreign fighters accertati, non solo perché l'ultimo terrorista islamico, un «loro soldato», è stato ucciso a Sesto San Giovanni e quindi il risentimento verso il capoluogo lombardo è aumentato, ma anche dal punto di vista geografico, a differenza di Roma, Milano rappresenta, per le numerose vie di comunicazione che l'attraversano e la collegano ad altri stati, il cuore dell'Europa.

«È giusto che la gente capisca - ci spiega un investigatore -, è un dovere prepararla psicologicamente a un probabile, possibile, potenziale attacco terroristico. Pur senza creare un allarmismo preciso anche perché, fino a ora, non è stato segnalato dall'intelligence nessun obiettivo sensibile che possa essere più appetibile di altri per questi terroristi. Le dichiarazioni del capo della polizia possono anche riuscire a stimolare la popolazione a un maggiore senso civico, quindi a collaborare maggiormente a livello informativo con le forze di polizia. Così si fa sistema».

Mentre le forze dell'ordine a Milano attendono con ansia un potenziamento delle squadre investigative, i cui organici sono ancora fermi a quando non c'era l'emergenza terrorismo, ci sono tanti casi aperti e tante segnalazioni da verificare. Per il momento, a Milano, solo il controllo del territorio è stato rinforzato al massimo, ma questo potenziamento ha senso soltanto se va pari passo a un altro potenziamento: ci sono operazioni che il poliziotto in divisa (o comunque le pattuglie in genere) infatti non può fare, occorre l'intervento di chi è abituato a indagare e conosce il fenomeno.

È vero: in città la vigilanza è massima. Non solo sono aumentati i controlli alle persone, ma ci sono più zone interdette al traffico dei veicoli e più controlli radiogeni (attraverso apparecchiature in grado di individuare facilmente armi, esplosivi, droghe ed oggetti pericolosi in bagagli, pacchi e borse) nei musei o nelle arre di grande affluenza.

Numericamente, infatti, gli operatori che lavorano per l'Antiterrorismo - siano essi appartenenti alla Digos della polizia di Stato, ai Ros dei carabinieri o uomini della Guardia di Finanza - in una città come Milano, sono ancora troppo pochi: per fronteggiare le molteplici sfaccettature di ciò che oggi rappresenta il terrorismo islamico dovrebbero essere almeno il doppio. E poi questi investigatori non possiedono «licenza di uccidere».

Spieghiamo. Lo scambio informativo con le forze di polizia europee non è così scontato e non ci sono banche dati unificate a livello continentale: quella dei clienti degli alberghi, che ai tempi del terrorismo rosso era accessibile a tutte le forze di polizia, infatti ora può essere consultata soltanto dalla Digos.

Infine, in un momento storico in cui il controllo dei flussi di denaro è fondamentale per contrastare i complessi meccanismi di finanziamento al terrorismo, sarebbe auspicabile dare la possibilità anche al personale della Digos e dei carabinieri di accedere alla consultazione delle banche dati tributarie che invece sono a uso esclusivo solo della Guardia di Finanza e dell'agenzia delle entrate.

Commenti
Ritratto di nando49

nando49

Mar, 10/01/2017 - 09:28

Speriamo che se dovessero usare le armi contro i terroristi ma anche contro la delinquenza comune non vengano poi indagati. Sarebbe il caso che certe leggi vengano modificate. Anche i cittadini comuni dovrebbero avere il diritto di difendersi in casa propria senza poi subire un processo.

Gianni000

Mar, 10/01/2017 - 09:40

gli agenti fuori servizio sono sempre armati, basta cambiare le regole di ingaggio e concedere che le possano usare quando necessario senza poi essere indagati.

lento

Mar, 10/01/2017 - 09:50

Oltre ai poliziotti ,armare anche i cittadini ..

ronin59

Mar, 10/01/2017 - 09:54

Da quanto ricordo qualsiasi agente di polizia giudiziaria, quindi compresi Carabinieri, Finanzieri e agenti Penitenziari, ha l'OBBLIGO non solo la facoltà di intervenire in caso di reato in corso o se solo notiziato di un reato che stia per compiersi. quindi, sempre che nel frattempo le regole non siano cambiate, per un agente, non portare l'arma anche fuori servizio è una scelta che lo espone ad intervenire disarmato.Quindi invece di invitare si dovrebbero obbligare a girare armati, visto che NESSUNO obbliga NESSUNO a scegliere il mestiere di poliziotto o vestire l'uniforme di altre FFOO.

buri

Mar, 10/01/2017 - 10:51

attenti ora i vari PM si fregano le mani pronti a mettere in stato di accusa i polizioti armatì

antib

Mar, 10/01/2017 - 11:36

Andrebbe consentito agli agenti di pubblica sicurezza cc, ps, gdf, polpen, di poter portare fuori servizio anche armi diverse da quella di ordinanza, più occultabili e meno pesanti.

levy

Mar, 10/01/2017 - 11:57

Che un agente dell'ordine, che è abilitato a portare un arma in servizio, vada armato anche fuori servizio, mi sembra solo una cosa di buon senso, sopratutto con i tempi che corrono. Stessa cosa dovrebbero fare i cittadini che ne hanno i requisiti per farlo.

carpa1

Mar, 10/01/2017 - 12:13

>>Attentati, circolare agli agenti: "Armati anche fuori servizio"