Auto ferma nel traffico in tilt: muore per un malore a 11 anni

Il bambino si trovava con la madre e la zia sulla Colombo La viabilità della Capitale nel caos a causa della Formula E

Roma - Si sente male in auto, si accascia fra le braccia della madre. È morto nel traffico dell'ora di punta Antonio Bertoni, 11 anni appena compiuti, originario di Formia, Latina, ma da poco residente all'Infernetto. Stroncato da una crisi respiratoria, è la prima ipotesi del medico legale. Un attacco d'asma probabilmente legato a una grave allergia. Inutili i soccorsi e l'intervento dei vigili urbani di Roma che hanno fatto l'impossibile per salvare la vita del ragazzino. A nulla è valso il tentativo di rianimarlo di un medico di passaggio, anche lui intrappolato fra le auto lungo la via Cristoforo Colombo, l'arteria che collega il mare di Roma alla capitale. Un'ora di respirazione artificiale poi la resa. Disperazione per gli agenti di polizia e per gli operatori del 118 che non hanno potuto salvare il ragazzo.

Una tragedia che inizia con una visita specialistica programmata. Johanna, 39 anni, esce di casa con il figlio verso le 7 del mattino. Devono essere in ospedale, al San Camillo, alle 9. Due ore di viaggio, tanto per stare tranquilli, per percorrere meno di 30 chilometri. Dalla sera prima il traffico all'Eur è impazzito per le gare della Formula E, la seconda edizione del Gran Premio dei bolidi elettrici che si svolge proprio lungo la via Colombo. Tutta la zona è congestionata e i romani sono infuriati. Ad accompagnare Antonio e la mamma un'amica della donna. L'undicenne era stato visitato più volte nei mesi scorsi all'ospedale pediatrico Bambino Gesù, l'ultima volta il 2 aprile, portato d'urgenza per un laringo spasmo. Messo in terapia cortisonica e antibiotica, dopo gli accertamenti di rito i medici lo dimettono. Ma il ragazzo sta ancora male, il genitore vuole vederci chiaro e prenota una visita specialistica in un'altra struttura ospedaliera. Antonio, purtroppo, non ci arriverà. Quando l'auto, una Nissan monovolume, da Castelporziano si immette sulla complanare, tra via Wolf Ferrari e via Pindaro in direzione Roma, ha un primo attacco. Sono le 8,10. Antonio respira male, si contorce. Johanna blocca la macchina e si precipita verso una pattuglia di vigili urbani ferma all'incrocio gridando a più non posso.

I vigili non perdono tempo, la situazione è gravissima. Per radio allertano i colleghi di un'altra pattuglia e questi la postazione 118 più vicina. È dal presidio dell'Axa che parte l'ambulanza. Quando i sanitari arrivano sul posto, dall'altra parte della Colombo, sono passati sei minuti. «La chiamata è arrivata alle 8,15, noi eravamo lì alle 8,21» sottolineano. Ma per Antonio non c'è niente da fare.

La mamma non ha più lacrime, riesce solo a spiegare il perché di quella nuova visita decisa nonostante il figlio fosse in cura dai medici del Bambino Gesù. Del resto Antonio continua ad avere crisi e lei vuole ascoltare altri pareri. Una morte che si poteva evitare? Forse, se dall'ospedale pediatrico avessero fatto accertamenti approfonditi per capire l'origine della malattia. Sì, se la viabilità della zona non fosse stata alla paralisi. Magari alle 8,10 Antonio si sarebbe trovato nella sala d'aspetto dell'ospedale e, al primo attacco, sarebbe finito in terapia intensiva. Il pm Elena Neri ha disposto l'autopsia e aperto un fascicolo per omicidio colposo. La salma del ragazzino, dopo esser stata per ore a terra, è stata trasportata al policlinico Tor Vergata. E il Codacons ha presentato un esposto: «Non si può morire di traffico a Roma».