"Avanti, non si molla" Nel giorno del dolore Di Maio diventa leader

Niente fiori e nessun militante all'ospedale Sfila il direttorio con Grillo. Oggi i funerali

Dietro le quinte nella vita, invisibile anche nella morte. La camera ardente di Gianroberto Casaleggio è blindata, dietro i cancelli e i mattoni dell'istituto Auxologico. La periferia milanese, in una zona residenziale non lontano da San Siro, si anima solo per la presenza dei giornalisti, delle parabole, dei poliziotti in divisa. Il cordoglio è rarefatto, come era lui quando dirigeva, da sotto il podio di Grillo, l'orchestra dei Cinque stelle. Nemmeno un fiore, rarissimi i militanti, nessuna coda alle entrate della clinica. Dentro, solo i deputati, le personalità accreditate, quelli che il ferreo servizio d'ordine lascia filtrare. Chi voleva scoprire la geografia della morte all'epoca dei grillini, resta deluso. Nessun cerimoniale, nessuna simbologia, un clima così asettico da lasciare smarriti.

Beppe Grillo arriva in tarda mattinata insieme ai cinque membri del direttorio. Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carlo Sibilia e Carla Ruocco si tengono sotto braccio, quasi a sottolineare la forza di un'idea che va avanti. Comunque. Scivolano all'interno in silenzio, seguiti dal fondatore. Nemmeno una parola, nemmeno un commento, nemmeno un congedo per le telecamere. Per quello ci sarà tempo oggi, con il funerale a Santa Maria delle Grazie. Il lutto prevale ma è uno stato d'animo privato, trattenuto, non espresso. Quello che c'era da dire, almeno per ora, è stato comunicato altrove. Sul suo blog Grillo scrive un necrologio a ciglio asciutto, un omaggio all'ideologo che sapeva vedere lontano: «Ci sono uomini che campano la propria vita e poi se ne vanno senza lasciare nessun segno del proprio trascorso.

Altri invece al momento della dipartita lasciano un solco profondo nella memoria di ognuno. Questo è il caso di Gianroberto Casaleggio». Una frase che fa capire il peso della perdita: i Cinque stelle hanno smarrito la loro bussola. E non sarà facile colmare quel vuoto. Casaleggio era la testa pensante in grado, giorno per giorno, di dettare la linea a una formazione trasversale e magmatica, cresciuta in fretta, senza il tempo per rodare una classe dirigente. Ora, con Grillo che a suo tempo aveva già fatto un passo di lato, tocca ai giovani emergenti prendere in mano un partito che, secondo molte analisi, è destinato a crescere ancora. Orgoglio e paura. «Non si molla di un centimetro», fanno sapere via Facebook Di Battista e Di Maio che vogliono scongiurare, in queste ore difficili, ogni possibile deriva. Ma l'impresa non sarà facile perché i vecchi equilibri, basati sul tandem Grillo-Casaleggio, si sono rotti. Dario Fo ammonisce la nomenklatura: «Attenzione alle infiltrazioni dei politicanti».

La successione resta un rebus. Probabile che le due anime di Casaleggio si dividano: da una parte il direttorio, con Di Maio leader in pectore, dall'altra la Casaleggio Associati, nelle mani del figlio Davide. Ed è proprio Davide a portare al padre, sotto lo sguardo del Crocifisso, gli inseparabili occhialini e l'altrettanto immancabile berretto.

Oggi l'addio a Casaleggio avrà un format pubblico: il funerale. E forse rivedremo le folle, come solo poche settimane fa alle esequie di Umberto Eco, gli applausi e, perché no, le bandiere.

Commenti

joecivitanova

Ven, 15/04/2016 - 01:13

....ecco ancora altri che si ricredono superiori a chi si ricredeva superiore ad altri che si ricredevano superiori..!! G. E basta..