Aziende in rovina cresciute del 12% rispetto al 2013. Da gennaio a settembre sono state 11mila

RomaNon bastano i numeri «freddi» del calo continuo del Pil e degli investimenti: arrivano altre cifre a testimoniare il disastro dell'economia italiana. Ma questi sono numeri «caldi», anzi roventi, perché lasciano il marchio sulla pelle della gente. Il numero dei fallimenti, nei primi nove mesi di quest'anno, ha superato per la prima volta quota 10 mila. Secondo l'osservatorio Cerved, sono oltre 11 mila le imprese fallite dall'inizio di gennaio fino a settembre. Più di mille fallimenti al mese.

Si tratta di un incremento del 12% rispetto ai primi nove mesi del 2013. Nel solo trimestre estivo sono fallite 3.000 imprese. E senza un'inversione di tendenza del quadro macroeconomico, rileva il Cerved, «il processo è destinato a proseguire anche nei prossimi trimestri». Il fenomeno è distribuito su tutto il territorio nazionale, con aumenti fra il 13 e il 14%, con l'eccezione del Nord Est, dove i fallimenti sono cresciuti a ritmo meno veloce, del 4,4%.

Non poteva andare diversamente in un Paese in recessione da quattro anni consecutivi, con tassazione d'impresa elevatissima e record di procedure burocratiche.

Guardando alle piccole e medie imprese, che rappresentano il tessuto connettivo dell'economia nazionale, il Cerved osserva che il 9% di quelle attive nel 2007, all'inizio della crisi, hanno chiuso i battenti per fallimento dal 2008 al 2014. Se si considerano anche le procedure concorsuali e i concordati, emerge che 31 mila aziende (il 20% di quelle che operavano nel 2007) hanno abbassato le saracinesche. Un fenomeno che ha toccato punte del 25% in Campania, nelle Marche e in Puglia.

Al contrario dei fallimenti, risultano in frenata sia le liquidazioni che le altre procedure non fallimentari, come i concordati preventivi. Le liquidazioni sono diminuite del 10% rispetto ai primi nove mesi del 2013, le procedure non fallimentari sono calate di oltre il 40%. «Sono dati incoraggianti. Si tratta di un segnale di migliorata fiducia, se si considera che a chiudere volontariamente la propria azienda sono soprattutto gli imprenditori con basse attese di profitto», spiega l'amministratore delegato del Cerved, Gianandrea De Bernardis .

In base a questi dati, nei primi sei mesi del 2014 il numero complessivo di chiusure aziendali (fallimenti, procedure concorsuali non fallimentari e liquidazioni) ammonta a 42 mila, il 6,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. È il primo calo osservato dal primo semestre del 2008.