Baffino indignato per le telefonate che lo coinvolgono. Ma se colpiscono gli avversari, nessuno parla. Nella nuova legge già previste restrizioni

RomaScandalo, hanno intercettato gente che parlava di D'Alema. E Massimo subito minaccia azioni legali per la diffusione di conversazioni che lo riguardano e lo catapultano nell'inchiesta sulle tangenti a Ischia.

Torna l'incubo. Sembra di essere di nuovo nel 2007, quando finì sui giornali la sua chiacchierata di due anni prima con l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte sulla scalata alla Bnl. Stavolta non è l'ex premier a parlare direttamente, con frasi come il famoso «Vai, facci sognare», ma gli altri a citarlo, definendolo uno di quelli che «mettono le mani nella merda». Non è bello. Neppure che i suoi libri e i suoi vini vengano presentati come merci di scambio per favori ad una delle più famose coop rosse e che due degli 11 arrestati per corruzione parlino tra loro della sua Fondazione Italianieuropei, dicendo che su di essa è «utile investire».

E D'Alema s'indigna. Contro magistrati e stampa, che hanno osato dare in pasto all'opinione pubblica notizie che, secondo lui, «non hanno alcuna attinenza con le vicende giudiziarie di cui si occupa la procura di Napoli». Una decisione «scandalosa e offensiva», visto che lui non ha «avuto alcun regalo» e «nessun beneficio». Pare che la massima trasparenza vada bene per inchieste che aggrediscono quelli di centrodestra, ma che ci voglia il bavaglio quando di mezzo c'è un padre nobile del Pd.

«Certamente ho rapporti con Cpl Concordia - fa sapere - per cui tenni anche una conferenza in occasione della sua assemblea annuale. Ho rapporti con Cpl come con altre cooperative e aziende private. Dalla Cpl non ho avuto alcun regalo ed è ridicolo definire l'acquisto di 2000 bottiglie di vino in 3 anni come un “mega ordine”, peraltro fatturato e pagato con bonifici a 4 mesi. Quanto ai libri, nessun beneficio personale, ma un'attività editoriale legittima, che rientra nel normale e quotidiano lavoro della Fondazione Italianieuropei. Inoltre, i libri furono acquistati per una manifestazione elettorale dedicata ai temi europei, alla quale fui invitato dal sindaco di Ischia, che era candidato del Pd». Segue l'avvertimento secco: «Do mandato all'avvocato Gianluca Luongo di difendere la mia reputazione in ogni sede».

Per D'Alema insomma bisognava «sbianchettare», come ai tempi del dossier Mitrokhin, le righe dell'ordinanza del gip di Napoli che lo riguardano. Anche se il giudice definisce «estremamente significativi» gli approcci degli arrestati sugli acquisti di libri e vini del politico e «nei confronti di chi “vende”». Magari lasciare invece le righe sull'acquisto di libri di Giulio Tremonti (sul quale però non c'è altro), quelle sì.

E dire che il governo Renzi poteva arrivare in tempo per salvarlo dalla gogna mediatica, con la nuova legge sulle intercettazioni che, a quanto sembra, vuole costringere al silenzio la stampa anche con multe pesanti e imporre ai magistrati di stralciare dagli atti certe conversazioni da chiudere nell'archivio segreto. Timori e polemiche non mancano, sul testo in commissione Giustizia della Camera, ma il Guardasigilli Andrea Orlando assicura che non si «altererà l'evoluzione di indagini in corso» e ai giornalisti non verrà messo «nessun bavaglio». Peccato, deve aver pensato D'Alema in queste ore.