Il paese sotto choc: "Non è finita qui, c'è ancora tanto fango"

Il cacciatore che ha scoperto il cadavere: "Lasciate in pace i miei parenti". E il genero querela la famiglia Stival

Il paese di Santa Croce Camerina, ottomila anime - ieri più in pena che mai - la sua sentenza già l'ha emessa: «Il fango non si fermerà qui...». Innocentisti e colpevolisti ormai si dividono in due fazioni equivalenti: i primi definiscono Veronica Panarello come «una mamma perfetta»; i secondi come «una madre problematica». Tra questi estremi c'è in mezzo qualcosa di terribile: l'omicidio di un innocente. Loris. Il figlio di Veronica. Un bambino che qualcuno ha strangolato e poi gettato in un canale tra la sterpaglia. Chi ha avuto la crudeltà di arrivare a tanto? Le indagini hanno subito puntato nell'ambito familiare, anche perché proprio da qui sono giunte le prime prove di bugie sempre più clamorose. Nel tritacarne è finita quasi subito la mamma della vittima, Veronica, 25 anni, casalinga, con un passato difficile, un presente angosciante e - probabilmente - un futuro terribile. Sulla graticola, prima di lei, era finito anche ul pensionato 65enne, Orazio Fidone, «il cacciatore». La sua posizione di unico indagato (ma solo per il fatto di aver scoperto il 29 novembre cadavere del piccolo) va alleggerendosi, ma resta monitorata dagli inquirenti. Ma lui sembra tranquillo: «Io ho le spalle larghe e sono pronto ad affrontare tutto, se serve a fare luce sulla tragica morte del bambino, ma lasciate in pace la mia famiglia». In piazza l'uomo non vuole commentare gli sviluppi dell'ultima ora spiegando di «non sapere cosa sta succedendo». Intanto il genero Fausto Mandarà ha annunciato «iniziative in sede legale nei confronti di chi ha postato su un social network» il suo nome per un presunto coinvolgimento indiretto nel caso: «Non conosco la signora e non ho avuto alcun coinvolgimento nell'inchiesta, sono stato sentito come tanti altri, ma sono completamente estraneo a questa vicenda». Ma a chi si riferisce Fausto Mandarà? Il tutto nasce da questa frase: «InFausto pensiero». Die parole in cui la lettera F maiuscola stacca un nome proprio maschile all'interno dell'aggettivo infausto: a sciverlo Antonella Stival, zia del papà del picollo Loris ucciso a Santa Croce Camerina (Ragusa) nel suo profilo Facebook: un'allusione, neanche tanto velata, a una persona ipoteticamente implicata nella morte del bambino. A questa sorta di suggerimento criptato, la donna ha fatto seguire la frase «Bastardi, costituitevi». Poche ore dopo, però, Antonella Stival ha corretto il tiro e sempre su Facebook ha voluto puntualizzare di non avere alcun elemento sull'omicidio e di aver da solo sfogo alla sua angoscia: «I miei pensieri - ha scritto - non fanno riferimento alla mia diretta conoscenza delle cose ma sono il frutto di miei pensieri addolorati da questa tragedia che ha colpito la mia famiglia».

«È una cosa inattesa che speriamo si chiarisca presto, lei è sempre stata una mamma perfetta: affettuosa e attenta». Così dei vicini di casa commentano la presenza di polizia e carabinieri che hanno prelevato la mamma di Loris Stival. «È un doppio dramma - commenta un'altra signora con il marito - per il bambino e anche per lei, noi siamo convinti che lei non c'entri alcunchè».

«Preghiamo per un bambino, di nome Loris, e lo affidiamo alla Vergine, perché la Madre tenerissima lo possa accogliere nella serenità e la gioia del cielo». Questo il pensiero rivolto da monsignor Paolo Urso, vescovo di Ragusa. E unaa scritta che accomuna realtà e fiction è apparsa ieri mattina davanti alla «casa di Montalbano», la villa dove nei film per la tv abita il commissario creato da Andrea Camilleri, sulla spiaggia di Punta Secca, frazione di Santa Croce Camerina: «Giustizia per Loris», ha tracciato la mano di uno sconosciuto.

VaRaf

Commenti

1filippo1

Mar, 09/12/2014 - 15:33

Se è davvero lei la responsabile di questa tragica fine del piccolo LORIS,allora sarebbe proprio il cao di dire:sbattela in carcere e buttate via le chiavi.

Ritratto di sekhmet

sekhmet

Mar, 09/12/2014 - 15:39

Durante una passeggiata nei boschi, spero di non imbattermi mai in un cadavere. Far finta di niente e tirare dritto è comportamento che può attirare i sospetti. Denunciare il fatto, pure. L'unica, è sperare che qualcuno passi di lì prima di me. Una volta, con amici, incappammo in una pistola e la portammo ai Carabinieri. Che rischi abbiamo corso! Sekhmet.