La Banca d'Italia si schiera con Tria: il Def è realistico, occhio allo spread

Il capo economista di Palazzo Koch alle Camere: documento condivisibile

Roma Arrivano i «crociati» di Bankitalia a liberare Tria dall'accerchiamento. Sotto l'alta benedizione del Quirinale, Palazzo Koch si schiera dalla parte del ministro dell'Economia nella guerra intestina sulla definizione del Def e sulla politica economica del gabinetto guidato da Giuseppe Conte. Insomma la sua prudenza viene premiata anche se da sola non basta a promuovere il Documento di economia e finanza.

Lo scenario macroeconomico presentato nel Def tiene conto «in modo realistico della congiuntura» ed è «complessivamente condivisibile». «Esso - spiegava ieri, nel corso dell'audizione a commissioni Bilancio congiunte, Eugenio Gaiotti, capo del dipartimento di Economia e statistica della Banca d'Italia - è soggetto a rischi rilevanti, che possono provenire da un peggioramento del contesto globale e da un più accentuato deterioramento della fiducia delle imprese». Palazzo Koch resta comunque in sintonia con le preoccupazioni e con il sano realismo espresso da Tria nei giorni scorsi. La crescita dello 0,2%, dice Bankitalia, resta probabile per quest'anno e per il prossimo. Ma, avverte Gaiotti, questo Def rende comunque il nostro Paese più esposto ai rischi di quanto può succedere a livello internazionale. E proprio sullo spread si ritrovano via XX settembre e via Nazionale. «Il Def - ricorda Gaiotti - sottolinea che l'elevato livello dello spread inciderà negativamente e in misura crescente sulla dinamica del Pil negli anni successivi al 2019. Ed è un'osservazione in linea con le nostre valutazioni. Il differenziale rispetto ai titoli tedeschi è diminuito, ma supera ancora di oltre 100 punti base il livello prevalente un anno fa».

Quindi Bankitalia sembra «blindare» la proiezione prudente di Tria tanto che lo stesso Renato Brunetta (Forza Italia) coglie questa singolarità di un ministro dell'Economia isolato dai suoi stessi colleghi di governo. «Di Def ce ne sono almeno due - ironizza Brunetta -: quello che ha in testa il ministro dell'Economia Giovanni Tria, vale a dire un Def realistico e il contro-Def dei due dioscuri Salvini e Di Maio, che invece è tutt'altra cosa». Il realismo di Tria, spiega Brunetta, «non dice però nulla sulla neutralizzazione dell'Iva, perché i 23 miliardi di euro per sterilizzare le clausole di salvaguardia non ci sono, e non dice nulla sulla Flat Tax, che invece Salvini, colpito ora sulla via di Damasco, vuole fortissimamente». Simile la posizione appunto di Bankitalia che sul sistema fiscale dice che è «irrinunciabile la progressività nella tassazione dei redditi» con buona pace di Salvini. E soprattutto condivide con Brunetta il timore di un ricorso all'aumento dell'Iva se non si trovano adeguate coperture (23 miliardi). «Il contro-Def di Salvini e Di Maio - aggiunge Brunetta - neutralizza lo spettro dell'aumento dell'Iva senza però senza dirci come e con quali coperture».

Le stesse preoccupazione che confessa Ettore Rosato del Partito democratico. L'audizione di Bankitalia, spiega il vicepresidente della Camera dei deputati, mostra un quadro della situazione economica «molto preoccupante». E questo non soltanto perché - spiega Rosato - accanto a meno crescita nel Def c'è un aumento considerevole del debito pubblico, ma anche perché gli investimenti sono scarsi e poche sono le iniziative per la crescita». E anche Rosato arriva alla stessa domanda che con altre parole e altre formule hanno posto Bankitalia e Brunetta: «Dove sono i soldi per finanziarie le fantastiche promesse tipo Flat tax e non aumento dell'Iva?»