Banche, la Camera vota la fiducia al governo. Ma lo scoglio è il Senato

Nel testo riforma delle Bcc, crediti bancari e nuove disposizioni sugli interessi. Slitta a settembre la cessione dei 4 istitui salvati

Roma - Una fiducia facile, quella di ieri sul decreto banche. Ma solo perché il disegno di legge che contiene la riforma del credito cooperativo è passato alla Camera dei deputati. Al Senato, dove i numeri del governo sono più stretti, la moral suasion dell'esecutivo nei confronti della sua maggioranza dovrà essere più incisiva. Perché una parte dell'opposizione interna al Pd a Matteo Renzi potrebbe scegliere di dire no al provvedimento. Ieri il voto di fiducia è passato senza sorprese con 351 sì e 180 no. Le votazioni del provvedimento hanno invece subito l'ostruzionismo del Movimento Cinque Stelle, anche se limitato alla presentazione di 132 ordini del giorno e iscrizioni a parlare di tutti i deputati. Il testo non dovrebbe cambiare nel prossimo passaggio al Senato. C'è la riforma del credito cooperativo con la creazione della nuova holding e le regole per restarne fuori, rese un po' più stringenti nel passaggio parlamentare del decreto, dopo le proteste del mondo della cooperazione. Poi le nuove norme sulle cartolarizzazioni dei crediti bancari e quelle sull'anatocismo, criticate dalle associazioni dei consumatori. Soddisfatto il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti, che commenta: «Il testo sulle banche di credito cooperativo va nella giusta direzione di una maggiore integrazione di quel settore a tutela dei risparmiatori». Valutazioni positive anche da Federcasse, l'Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, le cui osservazioni sulla riforma sono state parzialmente recepite. Per il presidente di Federcasse Alessandro Azzi sono state salvaguardate «la mutualità bancaria quale garanzia di democrazia e inclusione sociale e contributo alla stabilità finanziaria e alla resilienza dell'industria bancaria».Esecutivo in difficoltà anche sulla cessione delle nuove Banca Marche, Etruria, Carife, Carichieti, nate il 23 novembre 2015. Con la Commissione europea c'era un impegno a terminare l'operazione entro il 30 aprile, ma il ministero dell'Economia ieri ha confermato che il nuovo termine sarà «indicativamente» il prossimo settembre. Sullo slittamento sono in corso contatti con Bruxelles. Un dialogo «intenso e proficuo», secondo il ministero, che già dà per scontato il via libera alla nuova scadenza.Tra i fronti aperti del governo, c'è anche il decreto concorrenza. Ieri al ministero delle Attività produttive si è concluso il tavolo sulle maxi bollette e i maxiconguagli. La proposta passata consiste nella rateizzazione delle eventuali somme in eccesso pagate dai clienti (secondo dei criteri da definire). Nelle bozze circolate ieri gli eventuali interessi sulle rate sarebbero comunque a carico dei consumatori. Poi il ministero ha proposto una serie di norme di autoregolamentazione per facilitare l'autolettura da parte degli utenti. AnS

Commenti

eureka

Gio, 24/03/2016 - 18:16

Ma il Senato non doveva essere abolito da Renzi????