Le banche corrono in Borsa Il Tesoro nella mischia Mps

Il Mef salirebbe nel Monte con l'acquisto di bond dai risparmiatori. E la Bce vuole un accordo entro l'anno

Mentre l'ad Marco Morelli bussava alla porta di Francoforte per riferire alla Bce lo stato del cantiere Mps dopo il «crac» del governo Renzi, sul futuro del Monte ieri venivano proiettati due film dalla sceneggiatura completamente diversa. Il primo è un thriller ed è abilmente diretto dalla stampa anglosassone ovvero il Financial Times e il Wall Street Journal - secondo cui Siena, ormai spacciata nonché contagiosa per l'intero sistema bancario, sarà nazionalizzata.

Il secondo si basa su un copione, con molta suspense, dove il protagonista è ancora il mercato. Ed è quello trasmesso sugli schermi di Piazza Affari, dove la reazione contenuta degli investitori non pare certo da pellicola western. Anzi, Milano ha chiuso a livelli che non vedeva dalla Brexit proprio grazie al rally delle banche, mentre lo spread si riporta sotto i 160 punti. L'indice principale ha guadagnato il 4,1%, Intesa l'8,2%, Ubi il 9,7%, Bpm e Banco il 9% e Unicredit ben il 12,8%. In Borsa è infatti iniziato il conto alla rovescia sul piano strategico che verrà annunciato il 13 dicembre. La tabella di marcia dell'ad Jean Pierre Mustier non è cambiata dopo il referendum, anzi il passo è accelerato sulla cessione di Pioneer, dopo l'esclusiva concessa ad Amundi, mentre a giorni dovrebbe chiudersi quella di Pekao che vede in pista l'assicuratore polacco Pzu con il fondo statale Pfr.

E Mps? Dopo cali pesanti in mattinata, anche la sorvegliata speciale del listino ha messo a segno un più 1,2%. Ciò non significa che la partita sul Monte sia chiusa. Quella intrapresa dall'istituto di Rocca Salimbeni è una strada che si era fatta più impervia già con la personalizzazione del referendum da parte del premier ora dimissionario e da uno storytelling renziano che ha incautamente collegato l'esito del voto sulla riforma costituzionale al destino delle banche in difficoltà. L'ad Morelli ha ripetuto a più riprese che non esiste un piano B, ma ieri sono circolate insistentemente le voci di un decreto che consentirebbe al Mef di comprare obbligazioni subordinate in mano a investitori retail per poi convertirle in azioni. Il Tesoro, oggi al 4%, salirebbe così nel capitale attraverso la quota in mano ai piccoli risparmiatori che hanno i bond subordinati.

La Bce non avrebbe concesso tempi supplementari: il piano di salvataggio dovrà essere portato a termine entro la fine dell'anno. Qualche certezza in più dovrebbe arrivare oggi dal cda di Mps che ha intanto fornito i dati definitivi sulla conversione dei bond subordinati da cui ha incassato poco più di un miliardo. La cessione dei 27 miliardi lordi di sofferenze ad Atlante sembra andata in porto, ma gli investitori di grosso calibro pronti a scommettere sul rilancio della banca o su un'eventuale aggregazione chiedono di sapere chi prenderà le redini del governo prima di firmare una cambiale in bianco. Intanto il presidente di Fondazione Mps (ha lo 0,7% di Mps), Marcello Clarich, si aspetta il lieto fine: «Bisogna lasciare un attimo di tempo alle istituzioni italiane, alla banca stessa e anche ai mercati per capire il contesto», ha detto. Aggiungendo che «forse questa crisi potrebbe essere risolta molto presto con sostanziale continuità e quindi consideriamola una pausa di riflessione».