Banda dell'acido: 23 anni a Boettcher «Sentenza ingiusta»

I giudici hanno escluso l'aggravante della crudeltà Il difensore del broker annuncia: «Faremo ricorso»

Cristina BassiMilano Ventitré anni di carcere per Alexander Boettcher. È la terza sentenza nella vicenda della cosiddetta «coppia dell'acido». La condanna a carico dell'ex broker immobiliare arriva ieri poco prima delle 19 davanti a una folla di cronisti. La pronuncia la presidente dell'XI Sezione penale Elena Bernante. In aula, oltre all'imputato e alla madre Patrizia Ravasi, c'era una delle vittime degli agguati, Stefano Savi, accompagnato dal padre Alberto. E c'era Antonio Margarito, anche lui parte lesa. Boettcher dovrà inoltre risarcire le parti civili. La provvisionale più corposa a Savi: 1,2 milioni.«Spero che non esca più dalla cella - ha detto a caldo Stefano -. Se l'è cercata lui. Sono sollevato, ma sarò contento solo quando vedrò di nuovo bene (la sua vista è stata gravemente danneggiata dall'acido, ndr)». Alberto Savi ha aggiunto: «Ringrazio il pm e la Procura, perché mio figlio ha avuto giustizia. Abbiamo smesso di vivere il 2 novembre 2014. Ora ricominciamo». Soddisfatto anche il pm Marcello Musso, che aveva chiesto 26 anni: «La giustizia è arrivata in tempi rapidi e in modo efficace». Mentre l'imputato ha affidato al suo avvocato Michele Andreano la prima reazione: «In sole due ore di camera di consiglio cosa ti aspettavi? Era una sentenza già scritta. Ma sono innocente e lotterò anche in appello». Al verdetto la madre è scoppiata in lacrime e l'avvocato Andreano ha annunciato il ricorso dopo la lettura della sentenza, che arriverà tra novanta giorni. «Boettcher - ha sottolineato - ha avuto un processo giusto, ma non una sentenza giusta».Boettcher è accusato di associazione per delinquere e lesioni gravissime. Insieme ai presunti complici Martina Levato e Andrea Magnani deve rispondere - oltre a imputazioni minori - dell'aggressione con l'acido a Giuliano Carparelli, che si riparò con un ombrello, e di quella purtroppo riuscita a Savi. Per questi agguati la Levato e Magnani sono già stati condannati con il rito abbreviato a 16 anni e nove anni e quattro mesi. La coppia Martina-Alex dovrà scontare altri 14 anni per il blitz contro Pietro Barbini. Sempre ieri il gup Roberto Arnaldi ha respinto la richiesta dei domiciliari fatta dalla difesa di Magnani.La condanna a Boettcher - per lui si aggiungono l'interdizione ai pubblici uffici e tre anni di libertà vigilata a pena espiata - è arrivata un anno e tre mesi dopo il suo arresto. È stato in sostanza riconosciuto l'impianto accusatorio della Procura: esclusa solo l'aggravante della crudeltà. Alla lettura della sentenza erano presenti anche la dirigente della Questura Maria Josè Falcicchia, titolare delle indagini, e il procuratore aggiunto Alberto Nobili. Il processo si è svolto in oltre venti udienze, con più di cinquanta testimoni, consulenze informatiche e psichiatriche, analisi di chat, video e foto estratti da pc e smartphone sequestrati. In mattinata erano state pronunciate le lunghe arringhe della difesa, che aveva chiesto l'assoluzione per tutti i capi di imputazione. «Non ci sono prove né indizi che possano portare a una condanna - aveva detto Andreano -. Il mio assistito non ha responsabilità oltre a essere uno sciocco». Il legale aveva inoltre citato un libro sul mostro di Firenze (L'innocenza del mostro del difensore di Pietro Pacciani, Rosario Bevacqua) per sostenere che «non c'è imputato, per quanto sgradevole, che non abbia diritto a un processo e a una sentenza gusta». Nella memoria difensiva di 241 pagine depositata ieri la difesa - con Andreano, Giovanni Maria Flora - aveva denunciato il clamore mediatico che avrebbe inquinato il procedimento. «Una campagna di stampa smaniosa non può che nuocere all'equità del processo», si legge nel documento. Il primo capitolo della storia «nera» dell'acido si è chiuso. L'appello per il caso Barbini comincia il 7 aprile.