Banda larga flop: gara e appalti sono già a rischio

Gian Maria De Francesco

Roma Il premier Matteo Renzi voleva mantenere la promessa fatta un mese fa e così ieri in videocollegamento con l'Internet day di Pisa (la cui Università fu pioniera della connessione in rete nel 1986) ha annunciato l'arrivo dei bandi per l'ampliamento della rete a banda ultralarga. «Lo Stato mette i soldi, miliardi di euro. Dopo tante chiacchiere si parte», ha annunciato ricordando che le aree interessate sono quelle a fallimento di mercato (denominate C e D, o come ha detto il premier «quelle un pochino più sfigate»), ovvero nelle quali gli operatori non sono interessati a investire senza sovvenzioni. L'obiettivo, ha ricordato, è arrivare «a 30 megabit» di banda larga per dare a tutti i Comuni un «livello minimo» anche se l'auspicio è «portare molte realtà a 100 megabit, andare a cento all'ora».

L'enfasi renziana, però, potrebbe scontrarsi presto con una realtà più problematica. Come ha ricordato ieri il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi, sebbene vi siano stanziamenti del Cipe per 1,6 miliardi, «manca il nulla osta di Bruxelles e dei vari enti nazionali come Antimafia, Antitrust e Agcom». Insomma, le bozze dei bandi effettivamente ci sono e hanno effettuato il passaggio formale in Consiglio dei ministri. Ma le Authority hanno a disposizione 30 giorni per formulare osservazioni e soprattutto l'Anac guidata da Raffaele Cantone dovrà valutare la congruenza con il nuovo Codice degli appalti, appena entrato in vigore. Non meno importante è il passaggio a Bruxelles: la Commissione è contraria a bandi di importo elevato che ostacolerebbero la partecipazione delle imprese più piccole. I tempi potrebbero allungarsi.

Lo stesso Renzi, inoltre, non ha favorito un clima di concordia con l'idea di coinvolgere nella partita banda larga anche Enel. L'auspicio, ha sottolineato Recchi (che è a capo del più grande operatore nazionale), è che «queste gare avvengano a parità di condizioni: ad oggi Enel è una startup che non ha ancora un metro di fibra posato, mentre noi ne abbiamo 11 milioni». Il numero uno del gigante delle tlc ha, infatti, concluso con una battuta: «Oggi i prezzi delle telecomunicazioni sono i più bassi d'Europa, mentre quelli dell'energia i più alti».