Bandiera azzurra a Sesto, cade la Stalingrado rossa

Il centrodestra con Di Stefano centra il colpaccio nella roccaforte dopo 72 anni: «Impresa storica»

Sesto San Giovanni - Il centrodestra spezza il filo rosso. La sinistra governava ininterrottamente Sesto San Giovanni dal dopoguerra. Conquistare la «roccaforte» al confine con Milano «sarebbe un'impresa storica» ha ripetuto per settimane il candidato di Forza Italia Roberto Di Stefano e ieri a mezzanotte stava festeggiando quella che sembrava una mission impossible. Non solo una vittoria, ma un vero e proprio «cappotto», il 58,4% contro il 41,6 della sindaca uscente Monica Chittò .

«È un'impresa storica dei cittadini - le prime battute a caldo del neo sindaco - è la vittoria della gente, io sono solo un portavoce. In questi anni all'opposizione ho sempre fatto politica a contatto con le persone, ascoltando i problemi e cercando di proporre delle soluzioni. È un modo di fare politica diverso da chi preferisce stare nel palazzo».

Sesto è sempre stata il fortino della sinistra, dal sindaco Pci Rodolfo Camagni entrato in carica nel 1945 fino alla renziana Chittò che dopo cinque anni di amministrazione ha portato il Pd al livello più basso: è arrivata al secondo turno con il 30% delle preferenze (dodici punti in meno rispetto al 2012) e con il candidato del centrodestra unito (Fi, Lega e Fdi) incollato a soli cinque punti di distanza. Al ballottaggio, sconfitta con quasi venti punti di scarto.

Occhi puntati per tutta la giornata sui dati dell'affluenza. Al primo turno avevano votato la metà degli elettori (50,93%). Ieri alle 23 si è chiusa al 45,61%, non è un tracollo. «Andate a votare e invitate tutti a farlo, non lasciate decidere ad altri il futuro della nostra città. Oggi per Sesto può diventare una giornata storica» l'ultimo appello sul web di Di Stefano, 39 anni, per dieci consigliere di opposizione, sposato con la pasionaria azzurra Silvia Sardone e papà di due bambini di 7 e 4 anni.

La spallata a Sesto, l'ex Stalingrado d'Italia ha un forte valore simbolico per Fi in vista delle prossima campagna per la Regione Lombardia e delle Politiche. Di Stefano dopo il primo turno ha firmato l'apparentamento con l'ex sfidante civico Gianpaolo Caponi, che aveva superato a sorpresa anche il candidato del M5s arrivando terzo con il 24% delle preferenze, un exploit. «Il patto tra partiti e movimenti civici è un modello vincente, da replicare» sottolinea Di Stefano, un input lanciato dalla coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini già alla vigilia del voto. Per tentare di risollevare la sindaca uscente hanno sfilato a Sesto il collega di Milano Beppe Sala, Giuliano Pisapia, Walter Veltroni, il ministro Maurizio Martina. Si tenuto alla larga Matteo Renzi. È stata una campagna tesa e concentrata sul tema sicurezza, con la Chittò presa di mira per le politiche di accoglienza dei profughi sul modello Lampedusa e per la costruzione di una moschea da 2.700 metri quadri. «Il voto è un referendum tra chi vuole il minareto e chi un commissariato di polizia» provocava il centrodestra. Ha vinto il «sì» per Di Stefano.

Commenti
Ritratto di manasse

manasse

Lun, 26/06/2017 - 09:23

vuoi vedere che i rossi hanno chiuso la terza narice e cominciano a ragionare in proprio, se fosse vero questa sarebbe la vera rivoluzione culturale