Il bandito era un ergastolano evaso

Milano Stavolta pare proprio che non ci siano dubbi, neanche per i pm. Tutto, ma proprio tutto (la dinamica; i rilievi dei carabinieri; e financo il curriculum del rapinatore rimasto ucciso) hanno convinto la Procura della Repubblica che di fronte a questo nuovo, crudo episodio di assalto finito nel sangue la bilancia delle colpe penda da una parte sola: quella di Valentin Frrokaj e dei suoi due complici, la «batteria» di banditi che la sera di martedì a Rodano, alle porte di Milano, ha fatto irruzione nella villetta di Rodolfo Corazzo, professione gioielliere. Frrokaj è rimasto a terra, nel cortile della casa, colpito al cuore dai colpi sparati da Corazzo. Ma per la Procura non ci sono dubbi: «Pensiamo di essere nel campo della legittima difesa», dice Alberto Nobili, il pm sul cui tavolo passano da anni tutte le inchieste più delicate sulla criminalità metropolitana, e che insieme alla collega Grazia Colacicco gestisce anche l'indagine sulla morte di Frrokaj.A Corazzo dunque non toccherà finire sotto inchiesta per omicidio volontario, come era successo poche settimane fa al pensionato Francesco Sicignano, che a Vaprio d'Adda il 20 ottobre aveva ucciso Gjergi Gjoni, un ladro che gli era entrato in casa. Anche Gjoni, come Frrokaj, era albanese. Ma era un ladruncolo di ventidue anni, entrato disarmato in casa del pensionato. Invece Frrokaj, il cui corpo è stato identificato solo a tarda notte, era un delinquente di professione, spietato e estremamente pericoloso: all'ergastolo per avere ammazzato un connazionale, era evaso prima dal carcere di Parma e poi nuovamente, dopo essere stato acciuffato, da quello di Palermo. Ed era tornato al nord, in banda, nelle squadre di rapinatori che terrorizzano i piccoli centri. Avevano individuato Corazzo, tenuto d'occhio i suoi movimenti, preparato il piano nei dettagli. Nel mirino, per costringerlo a consegnare i gioielli, hanno messo anche la moglie e il figlio, di dieci anni. E quando il gioielliere ha reagito, non hanno esitato a aprire il fuoco. Una battaglia, dieci colpi esplosi da una parte e dall'altra. Corazzo ha avuto la mira più precisa.Fino alle quattro di notte, negli uffici della Procura, il gioielliere ha ripetuto agli investigatori la sua versione dei fatti: che collima per filo e per segno con la scena del crimine, analizzata in tutti i suoi eloquenti dettagli fino quasi all'alba di ieri. Racconto e scena del crimine dicono che Corazzo non ha avuto altra scelta. Accusarlo di omicidio volontario (anche se nel suo interesse difensivo, per compiere tutti gli accertamenti: come era accaduto, nella spiegazione del pm Nobili, nel caso di Sicignano) non avrebbe avuto senso. Fino al pomeriggio di ieri, non era stato nemmeno iscritto nel registro degli indagati. Il peggio che gli potrà toccare sarà un procedimento per eccesso colposo di legittima difesa. Ma la stessa Procura in questo caso sembra convinta: non siamo davanti a un giustiziere dal grilletto facile ma a un uomo che ha difeso la sua famiglia.