La banlieue tradisce i socialisti. In periferia vince il voto utile

Viaggio a Montreuil, il sobborgo più vicino a Parigi Beffa Mélenchon: consensi a Macron contro la Le Pen

Basta prendere la linea 9 della metro, quella che attraversa Parigi da ovest a est, per capire quanto sfaccettata sia la capitale francese: pochissimo. Pare una preferenza a compartimenti stagni, ben riassunta da una passata di pennarello. Quella comparsa sul cartello che indica le fermate del treno in questione, che dai quartieri «bene» porta fino alla banlieue più prossima alla capitale: Montreuil. Da Ponte de Sèvres a Franklin D. Roosevelt la Parigi chic sceglie «Fillon», da Saint Phillipe du Roule fino a République vota «Macron», da Oberkampf a Nation il socialista Benoit Hamon, da Buzenval a Mairie de Montreuil Jean-Luc Mélenchon. Il capolinea est sbuca proprio nella gigantesca banlieue 93 di Montreuil. E forse chi ha assegnato questa fermata a Mélenchon è stato troppo frettoloso.

L'estrema sintesi potrebbe valere per la città di Parigi. Ma scendendo a Mairie de Montreuil è chiaro solo chi siano gli avversari di questa banlieue: François Fillon e Marine Le Pen. I manifesti elettorali sono scarabocchiati come in larga parte della città, ma l'antipolitica pare essere meno indirizzata verso i due cavalli della sinistra in corsa per l'Eliseo. I volti lasciati puliti di Hamon e Mélenchon testimoniano che a Montreuil c'è ancora voglia di indicare la propria preferenza per la gauche. Ma quale?

Il faccione di Fillon è ricco di scritte e ritocchi a due passi dai seggi. Una per tutte, «le sue promesse sono il nostro incubo». Ma molti simpatizzanti socialisti, anche nella periferia parigina feudo Ps, alla fine pare abbiano scelto Macron. Lo ammettono a denti stretti. «È il voto utile». Sembra dunque passata l'idea che votare il candidato Ps, se sei di sinistra, significa perdere. E magari lasciare spazio a Le Pen. «Il voto utile non è Hamon», il ritornello ripetuto invece da chi crede ancora che la sinistra abbia possibilità di qualificarsi al ballottaggio. Ma non con Hamon così indietro nei sondaggi.

Spunta allora il voto pro-Mélanchon, a cui pare abbiano aderito anche molti elettori di Hamon alle primarie. Tradito perfino dalla sua base, in questa banlieue potrebbe cominciare la «fine» del partito socialista e l'inizio di un nuovo percorso. Centrista? Macroniano? Neanche e parlarne. Qui in massa erano corsi a votare per Hamon alle primarie. «E oggi ci ritroviamo Macron», riflette Cédric, 42 anni. Negli ultimi giorni ha guadagnato terreno la candidatura Mélenchon. Chi ha scelto di votare il leader della Francia Ribelle non crede neppure che possa superare il primo turno, «ma almeno non ci siamo astenuti», dicono due fidanzati all'uscita del seggio. Voto di testimonianza. Per una banlieue che resterà probabilmente à gauche, anche se ad aver votato Macron sono tanti, senza sbandierarlo.

«Ci rifaremo a giugno», dove avremo i nostri candidati, «i nostri uomini», riflette un gruppo di militanti pro-Hamon, che resta nei dintorni per ipotizzare quanto pesante possa essere la sconfitta del proprio candidato. Primo fra tutti Razzy Hammady, già deputato della Seine-Saint-Denis (Montreuil-Bagnolet) e portavoce Ps. Ieri, pur «in apprensione», non si è nascosto davanti a una sconfitta quasi certa del suo leader, spiegando che si tratta di «una fase». Hamon è comunque candidato all'Eliseo, risponde Natahlie, 23 anni, ricordando che al suo posto, se non avesse vinto le primarie, ci sarebbe potuto essere Manuel Valls, visto ormai come fumo negli occhi dai socialisti.

Se nel resto della Francia si vota alla vecchia maniera, scrivendo a penna sul registro, nei seggi di Bagnolet è ormai nota la pratica del voto elettronico. I presidenti di seggio espongono sul tavolo gli 11 rettangoli con i nomi dei candidati. Ma la penna è superata: come dire che la campagna 2.0 di Mélenchon qui trova terreno fertile. E, forse, anche il doping dei sondaggi che ancora ieri lo vedevano in corsa. Alle 16 aveva già votato a Montreuil il 56% dei 58mila aventi diritto, rispetto al 44% del 2012. Nessuna paura, pochi astenuti e tanta voglia di esprimersi.

Commenti

unz

Lun, 24/04/2017 - 10:26

Se la soecie umana produce ancora gente che si definisce socialista o comunista, dopo le decine di milioni di morti prodotti da Mao, Stalin, Pol Pot e personaggi minori siamo davvero messi male.