Baratro Veneto Banca, l'ex ad Consoli arrestato sequestrati 45 milioni

Il manager ai domiciliari per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Otto i «rilievi gravi»

Ancora qui?». Quando ieri mattina Vincenzo Consoli ha aperto la porta della sua villa che dà su Campo Marzo, a Vicenza, e si è visto davanti i militari della Guardia di finanza, la sorpresa è stata grande. Era già successo nel febbraio 2015, quando l'allora amministratore delegato di Veneto Banca subì la prima perquisizione in relazione all'inchiesta avviata per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Fu l'inizio della fine. Da quel momento in poi quello che fino ad allora era ritenuto il banchiere più abile del Nord Est, in competizione con la Popolare di Vicenza di Gianni Zonin per l'acquisizione di altre banche, sarebbe diventato, insieme al suo storico competitor, il principale responsabile del crollo del sistema creditizio (non solo) veneto. Almeno secondo i quasi 100mila soci che hanno visto il prezzo delle azioni precipitare da 39 a 0,10 euro, con circa 4 miliardi polverizzati.

E anche secondo il giudice, per il quale è responsabile delle «conseguenze di mercato che ne sono derivate per Veneto Banca, attualmente in grave difficoltà patrimoniale ed economica, soprattutto per effetto della pessima qualità del portafoglio crediti, pesantemente svalutato negli ultimi tempi. E il prezzo dell'azione ha recentemente conosciuto un radicale ridimensionamento, transitando da un valore mai sceso, negli ultimi anni, al di sotto dei 30,5 euro, fino alla soglia di 7,30 euro, che rappresenta il prezzo applicabile ai soci in recesso, fissato nel dicembre 2015». E poi caduto a 0,10 in seguito alla sottoscrizione dell'aumento di capitale da parte di Atlante. Al banchiere sono contestate una serie di operazioni, cosiddette «baciate», in virtù delle quali era la stessa banca a finanziare importanti clienti perché gli stessi acquistassero azioni del medesimo istituto di credito. In particolare obbligazioni subordinate, in una sorta di «parcheggio» titoli che permetteva alla banca di evitare l'onere di detrarne il controvalore dal patrimonio di vigilanza. In sostanza un modo per rendere sovrastimato il patrimonio di Vigilanza.

Consoli non immaginava, comunque, di finire agli arresti. Perché è questo quello che gli hanno detto i finanzieri: «Lei è agli arresti». Domiciliari, per carità, in una villa accogliente, per quanto ora oggetto di sequestro, insieme a liquidità e titoli, fino a 45 milioni di euro. Agli arresti. Lui, che era partito da Miglionico (Matera), figlio di un ciabattino poi emigrato in Piemonte che l'aveva mandato a studiare con i rampolli della nobiltà sabauda. Lui aveva ricambiato con una rapida affermazione professionale, prima al Credito Italiano e poi col salto di grado all'allora Banca Popolare di Asolo e Montebelluna, una manciata di filiali destinate, con lui, a diventare oltre 600 all'interno di un gruppo di primo piano a livello nazionale.

Perché lui? A Montebelluna, sede storica di Veneto Banca, ieri diversi risparmiatori stappavano in maniera beffarda bottiglie di Prosecco per festeggiare l'arresto del banchiere a cui qualche anno fa avevano concesso la cittadinanza onoraria. Cosa c'è di nuovo da indurre i magistrati a chiederne l'arresto?

Secondo il gip di Roma Wilma Passamonti, «Consoli non ha mai interrotto quel rapporto fiduciario... con alcuni operatori e investitori del mercato e ancora oggi è in grado di intervenire in specifiche dinamiche dell'azienda, eventualmente esercitando pressioni esterne su manager o dipendenti o taluni consiglieri». Oltre all'ex ad di Veneto Banca, ci sono altri 14 indagati. «Da oltre un anno Consoli aveva staccato la spina e non parlava più con nessuno del vecchio ambiente», smentisce il suo legale, Alessandro Moscatelli.

Eppure qualche mese fa ci fu un altro ribaltone nel Cda della banca: in quell'occasione, sospettano gli inquirenti, ci potrebbe essere stata l'interferenza di Consoli per favorire il ribaltone e mettere in sella qualche consigliere deciso a opporsi alla linea dura della Bce e a togliere potere a Carrus. Quanto basta per far scattare le manette.