«Basta rapporti con stampa e banche le imprese devono avere nuovi partner»

Milano«Maleducato e arrogante», la definizione è tutta sua. Citando Chesterton («La democrazia è il governo dei maleducati, l'aristocrazia il governo degli educati male») Matteo Renzi si scatena nell' autodafé davanti ai mammasantissima dell'economia italiana. Nel mirino del premier il «capitalismo di relazione» che ha affossato lo sviluppo del Paese minando potenzialità e crescita. Quel capitalismo di relazione «fatto di accordi tra giornali, banche, partiti è morto», al suo posto un sistema più «trasparente». «Le aziende - spiega alla platea di Borsa italiana - devono crescere aprendosi a nuovi partner anche se in questo modo i figli degli imprenditori non avranno più il controllo».

Renzi punta il dito: «C'è un problema di classe dirigente e non solo in politica». Troppo facile, è la sintesi, dare la colpa ai 63 governi in 70 anni. L'Italicum, assicura, «garantirà stabilità e governi di cinque anni che mostrino la loro strategia e non siano costretti solo a inseguire le emergenze». Ma agli imprenditori chiede «il coraggio di aprire le aziende, essere parte di un sistema nervoso più ampio e governare aziende più grandi con altri partner, senza preoccuparsi della seconda, della terza o della quarta generazione». Inutile sottolineare come il capitalismo di relazione sia nel Dna dell'economia italiana, secondo la lezione di Enrico Cuccia, creatore e padre-padrone del sistema. Quello del timone tramandato di padre in figlio, degli intrecci azionari multipli, delle sedie girevoli nei Cda di aziende, banche e grandi giornali. Niente di nuovo. Per Renzi il sistema è morto. Non per l'Antitrust che, il 30 giugno scorso, denunciava come veleno dell'economia «l'intreccio tra pochi grandi potentati economici e loro relazioni con il potere politico e amministrativo - le parole di Giovanni Pitruzzella - Si basa sui privilegi e non sui meriti, aggrava le diseguaglianze, rende la società chiusa, statica, poco aperta a concorrenza e innovazione».

Lo stesso gotha della finanza è perplesso sulle esequie. Il capitalismo di relazione «non rappresenta il futuro» per l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. «È morto, anche se non completamente. La globalizzazione ci impone di aprirci e cercare mercati nuovi». Anche in Rcs, simbolo del capitalismo di relazione se ne esiste uno, non si intonano requiem: «In Rcs si è coagulata una quota rilevante di capitale per il nuovo consiglio. Sicuramente in parte è ancora capitalismo di relazione, ci vuole tempo perché le cose cambino» ammette Urbano Cairo, azionista di spicco del gruppo del Corriere . Sembra più ottimista Gian Maria Gros Pietro, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo : «Il capitalismo di relazione è una storia molto vecchia, ormai finita». Ma, stuzzicato, alla fine anche per lui qualche problemino di trasparenza «c'è di sicuro».