"Basta tensioni in piazza". I vicepremier litigano su Lucano e gli striscioni

Lenzuolo anti-Salvini tolto dai pompieri, camionette alla Sapienza. E Di Maio attacca

L'Italia sta diventando una polveriera e la responsabilità è di Matteo Salvini. L'accusa pesantissima che lambisce quella di un comportamento eversivo da parte del ministro dell'Interno, la lancia il vicepremier Luigi Di Maio dalla sua pagina Facebook. Una mossa che non punta a calmare le acque: l'obiettivo del leader grillino è ovviamente un altro. Siamo in campagna elettorale, Salvini cala nei consensi e Di Maio colpisce duro l'alleato sperando di indebolirlo ulteriormente. Salvini non incassa in silenzio e a pagare la folle politica dei nemici che condividono la stessa casa saranno gli italiani. Di Maio elenca una serie di episodi che inequivocabilmente chiamano in causa il ministro dell'Interno, parlando di «nervosismo e tensione sociale palpabile». Prima fa riferimento agli scontri di Roma tra cortei di sinistra e Forza Nuova conseguenti all'arrivo del sindaco di Riace, Mimmo Lucano che ieri ha tenuto una lezione alla Sapienza, l'Ateneo romano dove, sottolinea Di Maio «sono tornate le camionette delle Forze dell'Ordine come non accadeva da tempo». E proprio Lucano era stato attaccato da Salvini per la sua attività a favore dei migranti per la quale è stato rinviato a giudizio. Di Maio ha anche altri colpi in canna per il titolare del Viminale. Prosegue citando «sequestri di telefonini, persone segnalate, striscioni ritirati», tutti episodi che fanno riferimento a Salvini come il sequestro del telefonino ad una ragazza, che aveva messo in imbarazzo il vicepremier leghista con una battuta registrata con il suo cellulare. Quello dello striscione rimosso poi è l'ultimo episodio che si è consumato ieri a Brembate in provincia di Bergamo dove Salvini era atteso per un'iniziativa della Lega. I vigili del fuoco hanno rimosso prima dell'arrivo del leader del Carroccio uno striscione esposto su un balcone con la scritta «Non sei il benvenuto». Ad ordinare la rimozione è stata la Questura di Bergamo «per ragioni di ordine pubblico». Ordine confermato dal questore, Maurizio Auriemma. «Lo striscione era appeso all'esterno di un'abitazione disabitata, che risulta appartenere a una signora deceduta - ha spiegato il questore - Stiamo cercando di capire chi è entrato in quella casa per appenderlo. Per questo siamo intervenuti come facciamo sempre in questi casi per evitare possibili situazioni di tensione». E sono proprio gli stessi vigili del fuoco, o meglio Fp-Cgil, a protestare. «Non è lavoro per i vigili del fuoco - dicono dal sindacato - Non si può consentire che si utilizzi una squadra dei vigili del fuoco per costringerla a rimuovere uno striscione. Si opera un danno all'erario». Diversa l'opinione di Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato Conapo, che spiega come i pompieri «nella loro qualità di agenti di pubblica sicurezza» abbiano «solo dato esecuzione alle richieste della Questura». Ma l'ordine alla Questura chi lo ha dato? Salvini assicura di essere completamente estraneo alla rimozione che viene considerata dall'opposizione un grave atto di censura.

Questo clima di contrapposizione non fa bene al Paese insiste Di Maio che invoca «equilibrio e dialogo, per un bene superiore che si chiama Italia». Il leader grillino ricorda che ci sono ancora molte cose da fare. In particolare quelle che la Lega non condivide come la riforma della gestione delle nomine in sanità e ancora il salario minimo. «Aspettiamo una risposta su tutto questo da parte della Lega. Basta slogan, basta polemiche, noi vogliamo lavorare» conclude il vicepremier M5s. E la risposta di Salvini non si fa attendere. Il Capitano sottolinea la vicinanza di M5s con il Pd sui temi sociali. «Di Maio e Zingaretti parlano di razzismo che non c'è. Pd e M5s si sono forse coalizzati anche contro autonomie, flat tax e per aprire i porti ai clandestini? - attacca Salvini- Di Maio parla di tensioni nelle piazze? Mi sembra che le uniche minacce di morte siano contro di me. I reati in Italia sono in calo ovunque mentre, purtroppo, sono in aumento i morti e gli infortuni sul lavoro».