Bataclan, due anni dopo E l'Europa rischia ancora

L'Isis ha perso il controllo di Raqqa e Mosul in Irak Ora il pericolo sono i volontari di ritorno dal fronte

Sono già due anni. Due anni dal più terribile venerdì 13 della storia di Parigi. Due anni dal massacro, per mano dello Stato Islamico, di 130 innocenti tra cui l'italiana Valeria Soresin. Due anni in cui molto è cambiato. In Siria e Irak l'Isis ha perso il controllo di Raqqa e Mosul. In Francia il grigio presidente François Hollande è stato sostituito dal giovane e scalpitante Emmanuel Macron. Sarà lui oggi a partecipare ai due minuti di silenzio che si alterneranno nei luoghi di Parigi colpiti la notte del 13 novembre 2015. Saranno manifestazioni sobrie e minimali nel corso delle quali non si terranno discorsi ufficiali. Manifestazione destinate, per volere dello stesso Macron - evidentemente poco entusiasta di ricordare un massacro nel cuore della propria capitale - a non ripetersi negli anni successivi. Al tentativo di rendere meno indelebile quella cicatrice contribuisce la decisione, annunciata dal ministro dell'interno Gérard Collomb, di metter fine allo stato d'emergenza inserendo in una nuova legge anti-terrorismo molte misure previste dal dispositivo varato all'indomani dei massacri.

Eppure la voglia di normalità stenta a trovare corrispettivi nella realtà. La caduta delle due capitali dell'Isis non basta a cancellare paura e insicurezza. La Francia di Macron continua a fare i conti con l'incognita di tredicimila musulmani radicalizzati segnalati con la «fiche S», la schedatura indice di possibili collusioni con il terrore islamista. Troppi per garantirne il capillare controllo. Abbastanza per sopperire alle minacce pianificate un tempo a Raqqa e Mosul.

L'esperienza di questi due anni di terrore europeo ci insegna che Parigi e Bruxelles sono state fra le poche piazze in cui l'Isis ha messo in campo cellule eterodirette, guidate da reduci della Siria e dell'Iraq. Per i massacri orditi da Nizza a Berlino, da Londra a Barcellona sono bastati invece semplici jihadisti cresciuti nel cuore delle città europee. Con la scomparsa del Califfato - un'autentica calamita capace di attrarre gli islamisti più fanatici il rischio di attentati messi a segno da lupi solitari radicalizzatisi nel chiuso della propria abitazione aumenta inevitabilmente. Aumenta perché chi sognava di morire da martire in Siria e Iraq si accontenta oggi di colpire gli infedeli davanti alla porta di casa. Aumenta perché stando alle segnalazioni dei servizi di sicurezza europei quasi un migliaio di volontari europei della jihad bloccati tra la Siria e l'Iraq e il confine turco stanno cercando una strada per tornarsene a casa. Tra di loro ci sono sicuramente molti disillusi, ma ci sono anche militanti estremamente pericolosi in cui il fanatismo iniziale si salda con le capacità militari acquisite sul campo. Dunque fa bene Macron a preferire il silenzio alla prosopopea. Il terrore islamista è infatti ben lontano dall'esser sconfitto. È solo tornato alla sua dimensione iniziale. Quella impercettibile e invisibile, ma nascosta nel cuore di tutte le grandi città europee.

Commenti

Epietro

Lun, 13/11/2017 - 11:21

..."e l'Europa rischia ancora"... Per forza e non per il ritorno dei volontari dal fronte, ma per il buonismo e l'incapacità dei governanti europei di fare piazza pulita di tutti i maramaldi mussulmani che circolano nelle nostre città odiandoci dopo che sono stati accolti e mantenuti.

Ritratto di Risorgere

Risorgere

Lun, 13/11/2017 - 12:44

Il problema va estirpato sul piano ideologico. Via chi predica l'odio contro cristiani ed ebrei. Via chi non stringe le mani alle donne o chi pratica l'infibulazione o il sessismo. Via chi non manda le bambine a scuola o vieta ai figli l'ascolto della musica. Via chi non rispetta le regole sulla macellazione o il commercio delle carni. Via chi è infastidito dal crocefisso o dal presepe. Eccetera. Non è questione di farsi rispettare, ma di salute pubblica, rimuovendo tutte le cellule cancerose dell'intolleranza, o ad esse limitrofe.