"Il bello e la pupa" massacrati in auto. È giallo

Inspiegabile duplice omicidio a Pordenone. Lui sottufficiale dell'Esercito e fotomodello. Lei, laureata alla Bocconi: un killer li ha freddati all'uscita dalla palestra

Teresa Costanza e Trifone Ragone

Un'esecuzione. Precisa, fredda, preordinata. Come in un agguato di mafia. Invece no. La morte stavolta non è arrivata in terra di guappi o picciotti, la vita stessa delle vittime racconta una storia diversa. Non certo malavitosa. E allora ecco servito il giallo. Chi è perché l'altra sera ha ammazzato con la precisione di un killer professionista una giovane e bellissima coppia? Due giovani innamorati, nessuna macchia sulle spalle, un futuro da scrivere. Pordenone, laborioso e tranquillo Friuli, una delle città più sicure d'Italia, si risveglia con due ragazzi morti. Ammazzati appena usciti da una delle palestre del Palazzetto dello Sport. Alle otto di sera di un martedì qualunque. Tra la gente che rincasa, tra chi si attarda per l'aperitivo e i ragazzi ancora in strada.

Eppure nessuno ha visto niente, nessuno ha notato alcunchè di strano. Trifone Ragone, 29 anni, originario di Monopoli (Bari), sottufficiale dell'Esercito in servizio al 132/o Reggimento Carri di Cordenons e la sua fidanzata, Teresa Costanza, 30 anni, origini siciliane e una laurea in marketing alla Bocconi di Milano, sono morti in pochi istanti. Uccisi da 5 colpi calibro 7.65: tutti sparati alla testa, tre al soldato, due alla donna. Erano seduti in macchina. Lei, subagente per una compagnia di assicurazioni, alla guida della sua Suzuki Alto era andata a prenderlo in palestra. Come faceva tutte le sere, anche quando non si allenava accanto al suo uomo. Un vero cultore del body building, un agonista, bello, tenebroso e vanitoso, Trifone, tanto da partecipare e vincere la selezione di Lignano per il concorso di «Mister Friuli Venezia Giulia».

Militare e fotomodello, ragazzo immagine fuori servizio. Lei altrettanto avvenente, arrivata a Pordenone per amore. Da poco più di un anno stavano insieme, da una decina di mesi convivevano in un appartamentino della periferia. Chi è perché li ha voluti morti? È quanto stanno cercando di capire i carabinieri del nucleo operativo, coordinati dal procuratore Marco Martani. Una partenza non brillante la loro. Per un'intera notte hanno ipotizzato l'omicidio-suicidio. Poi, visto che non si trovava l'arma del delitto, si è arrivati alla conclusione che dovesse trattarsi per forza di omicidio. Elementare Watson... L'assassino ha agito da professionista. Determinato e lucido, incurante del rischio di poter essere visto. Potrebbe essere uomo come donna. Il movente? Un mistero che sa tanto di affari di cuore.

Commenti

simone64

Gio, 19/03/2015 - 10:35

Sicuramente non erano profumati come li si dipinge. Altrimenti perché questa fine ???

marcogd

Gio, 19/03/2015 - 15:51

Ipotesi suicidio da scartare -dopo una notte di analisi, si badi- perchè... non si trova l'arma del delitto! e certo! mica perchè uno dei due, dopo aver ucciso l'altro, s'è RIPETUTAMENTE sparato alla testa, da DUE a TRE volte! In che mani siamo... in tutto...