Bene le obbligazioni societarie e i Btp legati all'inflazione

Chi ha tanti titoli di stato italiani ed europei, alcuni dei quali in scadenza nelle prossime settimane, dovrebbe approfittare dei provvedimenti di Draghi per diversificare il portafoglio. La Bce si aspetta che i tassi rimangano ai bassi livelli attuali per molto tempo e probabilmente anche dopo marzo 2017 (quando dovrebbe finire il Qe). Per allestire un portafoglio che sia capace di generare un rendimento superiore allo 0,50% del Btp a 5 anni senza stravolgere il profilo di rischio si può procedere per gradi. Un 20% può essere dedicato a etf e fondi obbligazionari corporate bond euro, un 10% in etf e fondi high yield europei, un 10% in fondi high yield USA, un 10% in fondi obbligazionari governativi internazionali e il restante 50% in btp o in etf o fondi obbligazionari governativi euro. Un portafoglio così diversificato, mantenuto per almeno tre anni, potrebbe generare un rendimento vicino al 2,5% all'anno. Per aumentare ulteriormente le possibilità di rendimento senza ricorrere alle azioni, ci sono poi altri due strumenti: le obbligazioni convertibili e i titoli legati all'inflazione. I primi, essendo delle obbligazioni che possono essere convertite in azioni, permettono di partecipare al trend rialzista di medio lungo termine delle Borse ma con un profilo di rischio molto inferiore non soltanto agli etf e ai fondi azionari ma anche ai fondi bilanciati. I titoli legati all'inflazione invece beneficiano del rialzo dei prezzi al consumo: ora che l'inflazione è minima anche le loro quotazioni sono ai minimi ma se dovessero ripartire i prezzi dei beni (per esempio per una fiammata delle quotazioni del petrolio) potrebbero registrare rendimenti molto elevati.