Bergoglio cambia il mondo Ma la Turchia lo insulta: «Filo-nazi» e «anti-islamico»

Botta e risposta tra Vaticano e Turchia e tensione altissima nelle relazioni diplomatiche tra i due Paesi all'indomani delle parole pronunciate dal Papa, domenica a San Pietro, sul massacro dei cristiani armeni nel 1915 definito da Bergoglio «un genocidio». «La storia è stata strumentalizzata per fini politici», attacca l'ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede, richiamato ad Ankara in segno di protesta. Ma il Papa va avanti sulla sua strada e la diplomazia vaticana firmata da Bergoglio – a volte tenuta sotto traccia, altre volte più aperta – ha portato finora i suoi frutti. Lo si è visto nelle relazioni Cuba-Stati Uniti, nella crisi tra Ucraina e Russia, nel ruolo della Santa Sede in Iraq e Kurdistan, nelle dure prese di posizione del Pontefice contro l'Isis e in difesa dei cristiani perseguitati. Scelte coraggiose quelle di Papa Francesco, apprezzate da molti per schiettezza e trasparenza.

La reazione della Turchia sulla questione del genocidio armeno era tuttavia attesa. «Il genocidio è un concetto giuridico – afferma l'ambasciata turca presso la Santa Sede - le rivendicazioni che non soddisfano i requisiti di legge, e anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, restano calunnie. Tutto questo è deplorevole».

Dopo aver richiamato l'ambasciatore ad Ankara e aver convocato il nunzio monsignor Lucibello per esprimergli la forte irritazione del governo, Ankara pensa ad altre misure nei confronti della Santa Sede. Le dichiarazioni del Papa sono «senza fondamento» e «non valgono nulla per i turchi e la Turchia», ha ammonito il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, definendo le parole di Bergoglio «inaccettabili»: «Le dichiarazioni del Papa rivelano una discriminazione dei musulmani e dei turchi di fronte ai cristiani. Sfortunatamente la storia è stata fatta strumento della politica. Prima di qualunque altra cosa un uomo religioso avrebbe dovuto dare un messaggio di fratellanza, pace e tolleranza di fronte alla recente avanzata di razzismo, discriminazione, xenofobia e intolleranza». Anche il premier turco ha definito le parole di Papa Francesco «inappropriate» e «faziose». E il Gran Mufti Mehmet Gormez, la principale autorità religiosa islamica sunnita turca, ha attaccato: le dichiarazioni di Bergoglio sono «senza fondamento» e ispirate da «lobby politiche». Infine, il ministro per gli Affari europei turco, Volkan Bozkir, ha accusato il Papa che viene dall'Argentina, un Paese – ha detto - che «accolse i nazisti, gli autori dell'Olocausto degli ebrei».

Bergoglio tuttavia va avanti sulla propria strada e anzi nella messa mattutina, seppure senza far riferimento alla vicenda, ha mandato una stoccata alla Turchia. «Il cammino della Chiesa è quello della franchezza, di dire le cose con libertà, senza avere paura». Una posizione apprezzata dalla chiesa cattolica in Turchia. «Sorpresa da parte di tutti, irritazione dei musulmani e qualche imbarazzo fra i cristiani», ha commentato monsignor Louis Pelatre, vicario apostolico dell'arcidiocesi di Istanbul, che ingloba anche Ankara. E sostenuta anche dal patriarca armeno, Nerses Bedros XIX. «La strategia del governo turco per impedire che si parli del genocidio armeno sta fallendo – ha detto in una intervista all'agenzia cattolica Fides – per questo c'è nervosismo e le reazioni diplomatiche della Turchia sono così dure. Ma il Papa ha parlato seguendo la sua coscienza e nessuno può pretendere di far tacere la sua coscienza».